Referendum su lavoro e cittadinanza Le ragioni del sì e del no, cosa cambierà
Ivrea
Saranno 17.842 gli eporediesi chiamati alle urne domenica 8 e lunedì 9 giugno per esprimersi su cinque referendum abrogativi. Le urne saranno aperte domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Quattro quesiti riguardano il lavoro e uno la cittadinanza. Si tratta di referendum abrogativi, in cui si propone ai cittadini di approvare o meno la cancellazione di una legge o di una sua parte. Saranno validi solo se andrà a votare la maggioranza delle persone che hanno il diritto di farlo, cioè almeno una in più della metà. Licenziamenti illegittimi (scheda verde); indennità in caso di licenziamento nelle piccole imprese (scheda arancione); Contratti a termine (scheda grigia); Responsabilità negli appalti (rosa); Cittadinanza (gialla).
I sindacati
«La Cgil sostiene i 5 sì ai referendum – commenta Gianni Ambrosio, responsabile della Cgil eporediese –. C'è la necessità, qualunque governo sia in carica, di riportare al centro dell'agenda politica il tema del lavoro e della dignità di coloro che di lavoro vivono. C'è bisogno di dignità anche attraverso il riconoscimento della cittadinanza, in tempi non biblici, per tutti coloro che vivono nel nostro paese condividendo sacrifici attraverso il lavoro lo studio e contribuendo pagando tasse e contributi al mantenimento dello stato sociale. Il referendum è elemento di democrazia diretta e i cittadini attraverso il voto possono personalmente incidere sulle leggi che rendono il lavoro sempre più precario e sempre meno sicuro. Bisogna dire stop agli appalti e sub appalti che determinano gravi incidenti sul lavoro e al precariato che fa fuggire i giovani permettendo loro di programmare il futuro».
Meno netta la posizione degli altri due sindacati confederali. «Abbiamo dato ai nostri iscritti indicazione di votare sì solo per due quesiti – spiega Luca Cortese, segretario generale della Uil Canavese –. Votiamo sì all’abrogazione del jobs act e sì al quesito per la sicurezza sul lavoro. Siamo sempre stati schierati contro il jobs act, fin dalla sua introduzione, mentre sul secondo quesito la nostra campagna permanente per promuovere la sicurezza sul lavoro penso parli da sé. Non abbiamo fornito indicazione di voto ai nostri iscritti per quanto riguarda gli altri 3 quesiti, ognuno deve scegliere liberamente le proprie posizioni, perché non li riteniamo temi marcatamente sindacali».
Infine la Cisl non dà alcuna indicazione di voto. «La nostra posizione è quella di lasciare le persone libere di fare quello che vogliono, noi non diamo alcuna indicazione di voto – sottolinea il segretario della Cisl Canavese Stanislao Patalani –. Noi abbiamo sempre evitato di risolvere i problemi del lavoro attraverso la via legislativa: è la contrattazione che porta a casa i risultati per i lavoratori. Il referendum indica due visioni di sindacato molto distanti. Sono temi importantissimi che devono essere affrontati con la contrattazione. Personalmente sono a favore del quinto quesito, anche se penso che per risolvere il problema sarebbe necessario lo Ius scholae, ma l’abbassamento del tempo necessario a richiedere la cittadinanza a 5 anni è un primo passo. Ma anche qui non diamo indicazioni di voto».
Confindustria
Preferisce non prendere posizione Confindustria Canavese che interpellata sull’argomento ha preferito non rilasciare alcun commento. A livello nazionale il presidente Orsini Emanuele Orsini, intervenendo alla trasmissione In mezz’ora ha definito i quesiti sul jobs act «un salto nel passato».
Consulta stranieri
Chi invece dice sì del quinto quesito senza esitare è la Consulta stranieri di Ivrea, presieduta da Nekkaz Lekbir. «Pieno sostegno al voto favorevole al quinto quesito – scrivono attraverso un comunicato – Il quinto quesito riguarda una proposta di dimezzamento dei tempi di residenza richiesti per ottenere la cittadinanza italiana, attualmente di 10 anni. Come Consulta riteniamo che questo quesito tocchi un tema cruciale: l’inclusione e la piena partecipazione democratica di tutti coloro che vivono stabilmente in Italia. Accorciare i tempi per ottenere la cittadinanza non è solo un atto amministrativo: è un riconoscimento del percorso di integrazione, della volontà di appartenere a una comunità, e del contributo concreto che migliaia di persone di origine straniera danno ogni giorno alla nostra società. Significa poter diventare cittadino italiano in tempi più giusti e ragionevoli».
E mentre la data del voto si avvicina, continuano anche gli eventi informativi: l’ultimo in ordine di tempo il concerto, che si terrà allo Zac di Ivrea alle ore 21, per promuovere i 5 sì al referendum. Sul palco, dopo l’apertura dei locali Red Wine e un intervento del segretario generale della Cgil di Torino Federico Bellono, si esibiranno i Narratore Urbano. Lorenzo Zaccagnini
