“Appalti in cambio di voti”, arrestato il sindaco di Molfetta (Bari): il gip ordina i domiciliari dopo l’interrogatorio
Il sindaco di Molfetta (Bari) Tommaso Minervini è stato posto in custodia cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Trani e della Guardia di finanza su un presunto sistema di affidamento di appalti in cambio di voti. Lo ha deciso la gip Marina Chiddo a seguito dell’interrogatorio preventivo del 2 maggio scorso, a cui il primo cittadino – in base alla legge Nordio – è stato sottoposto dopo la richiesta d’arresto dei pm, arrivata il 24 aprile.
Gli indagati sono otto: oltre al primo cittadino, i dirigenti comunali Alessandro Binetti, Domenico Satalino e Lidia De Leonardis (anche lei sottoposta a custodia cautelare ai domiciliari), il funzionario Mario Morea, l’autista del sindaco Tommaso Messina, l’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo (per lui è stato disposto il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno) e il luogotenente della Guardia di finanza Michele Pizzo. Le accuse a vario titolo sono di di corruzione, turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture, depistaggio, peculato e falso, per un totale di 21 capi di imputazione provvisoria.
L’indagine è partita da controlli su presunte irregolarità nella gara per la realizzazione della nuova area mercatale, il cui cantiere è stato sequestrato nel 2022. Da un dialogo intercettato tra Minervini e Totorizzo, secondo l’accusa, è emerso come il sindaco favorire l’imprenditore agevolando il testo del bando per una gara in porto. In un’altra intercettazione, il primo cittadino prometterebbe un posto in una municipalizzata. Per i pm, inoltre, le auto di servizio sono state usate con “criteri personalistici, per un periodo prolungato e al di fuori di ogni controllo”
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