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Май
2025

Celebrazioni per san Riccardo Pampuri: attesi in migliaia al santuario di Trivolzio

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TRIVOLZIO. «Il nostro santo non è mai solo». Nella penombra del santuario di Trivolzio, non passa giorno in cui, davanti alla teca di vetro in cui è esposto il corpo di san Riccardo Pampuri, non ci sia qualche fedele in preghiera. Don Fabio Curti, il parroco, lascia aperti lì accanto, nella cappella, tre registri che raccolgono le suppliche, i pensieri e i ringraziamenti rivolti al medico condotto proclamato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1989 e di cui ricorre oggi (1 maggio) il 95esimo anniversario della morte.

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«Per lo più i fedeli chiedono la grazia per la guarigione da una malattia per sè o per un familiare, per affrontare un intervento in ospedale, per esaurire il desiderio di maternità – spiega il parroco – Molti mi scrivono anche lettere, portando la propria testimonianza di fede». Tra le più recenti c’è quella di una mamma che si era raccomandata a san Riccardo per una malattia che aveva colpito alle ossa la sua bambina. Ha richiamato in santuario per comunicarne la guarigione.

La Riccardo-terapia

«A novembre dello scorso anno – racconta don Curti – ho incontrato qui in chiesa un giovane a cui era stato diagnosticato un tumore a un polmone. “Vengo tutte le domenica alle 16.30, alla messa per gli ammalati, per la mia Riccardo-terapia” mi ha confidato pieno di speranza. Bene, un mese fa ci siamo rivisti e mi ha detto che gli esami sono andati bene e il tumore si è ridotto».

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Da Trivolzio, dove le spoglie del santo riposano dal 1951 – trasportate dal cimitero alla chiesa quando san Riccardo era ancora solo il medico condotto Erminio Filippo Pampuri (1897-1930) – la sua fama si è diffusa anche oltre i confini dell’Italia.

C’è chi confessa al parroco di averlo visto, di avergli parlato. «Riferisco quello che mi raccontano – dice don Curti – Certamente in tantissimi tornano per ringraziarlo. Non ci sono gruppi numerosi di fedeli ma il nostro santo non è mai solo. I pellegrini arrivano ogni giorno dell’anno alla spicciolata con il loro carico di preghiere».

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Nel 1982 un giovane spagnolo di 10 anni, Manolo Cifuentes Rodenas, si conficca un ramo di mandorlo in un occhio mentre aiuta il padre nei campi e rischia di perdere la vista. I medici si arrendono. Ma papà Cecilio si ricorda di avere l’immaginetta di uno sconosciuto beato Pampuri e decide di inserirla tra l’occhio del figlio e la benda. Il mattino seguente non c’era traccia della ferita all’occhio. E’ il primo miracolo riconosciuto dalla Chiesa.

La cassapanca in legno, nella stanza del santuario in cui sono conservati i cimeli del santo – una giacca sgualcita, la tonaca da frate indossata due anni prima di morire, gli strumenti chirurgici, le sue pagelle scolastiche – è coperta da fiocchi azzurri e rosa, quadretti e messaggi di devozione, insieme a oltre 250 ex voto.

Un santo tutto pavese

San Riccardo è un santo tutto pavese. Nato a Trivolzio nel 1897, penultimo di 11 figli, resta orfano giovanissimo e viene cresciuto dagli zii materni nella frazione di Torrino. Frequenta le scuole elementari a Casorate Primo, il liceo classico Foscolo a Pavia e nel 1915 si iscrive alla facoltà di Medicina. Nel 1917 è chiamato in guerra dove si distingue per coraggio. A 24 anni è medico condotto a Morimondo. Nel 1927 entra nei Fatebenefratelli. La sua salute, già cagionevole, è segnata da una pleurite che nel 1930 (il 1° maggio) lo porta alla morte a soli 33 anni.