Clean 2, l’accusa ai tre carabinieri: esposti anonimi costruiti ad arte per colpire le imprese “avversarie”
PAVIA. Esposti inviati in modo anonimo in procura, confezionati apposta per colpire alcuni imprenditori avversari e favorire società amiche concorrenti. L’ipotesi degli inquirenti, nell’ambito dell’inchiesta Clean2, sembra confermata dall’interrogatorio reso l’11 marzo dal carabiniere forestale Antonio Scoppetta, 51 anni, arrestato il 13 novembre dello scorso anno e ancora in carcere a San Vittore per le accuse di corruzione e stalking. Insieme a lui sono coinvolti, in questo filone, Maurizio Pappalardo, ufficiale dell’Arma in congedo (agli arresti domiciliari), il brigadiere del Nucleo ispettorato del lavoro Daniele Ziri e l’imprenditore edile di San Genesio Carlo Boiocchi. La procura ha chiuso le indagini e chiesto per tutti il giudizio immediato (il 12 giugno è prevista l’udienza in tribunale). Sono accusati, a vario titolo, di corruzione, stalking, peculato, induzione indebita a dare o promettere utilità.
Sei ore di interrogatorio
Scoppetta, convocato dal pm Stefano Civardi, è stato l’unico a rendere interrogatorio dopo la testimonianza (con incidente probatorio) dell’imprenditore edile di San Genesio Carlo Boiocchi, che finisce nell’inchiesta con l’accusa di avere venduto a Scoppetta, dietro pressioni, una villa a un prezzo di favore. Non hanno invece voluto rispondere alle domande degli inquirenti Pappalardo e Ziri, che pure erano stati convocati. Scoppetta, affiancato dai legali Giuseppe Madeo e Gian Luigi Tizzoni, ha parlato invece per oltre sei ore. Un interrogatorio-fiume, racchiuso in 200 pagine di verbale, in cui l’indagato prova a difendersi ammettendo alcune irregolarità e tirando in ballo anche gli altri indagati. A cominciare da Pappalardo, con cui Scoppetta condivide l’accusa di corruzione per avere ricevuto utilità e regalìe in cambio di informazioni riservate sui procedimenti penali: per Scoppetta ci sarebbe stato lui dietro alla denuncia anonima contro una società di logistica che era stata già colpita da mezzo milione di euro di sanzioni amministrative. «Pappalardo fece capire chiaramente che quell’esposto anonimo proveniva da persone a lui vicine, con le quali lui si era esposto moltissimo – racconta Scoppetta –. Ci fu un periodo di tre o quattro mesi dove ci fu una pressione immensa su questo procedimento».
Ma cosa riguardava l’esposto? «Si ripercorreva a parti invertite ciò che noi avevamo scoperto negli anni precedenti» in un altro filone, spiega Scoppetta. «Quindi, utilizzo improprio di maestranze, scatole cinesi, società che si sostituiscono – aggiunge –. Ma da questo procedimento non veniva fuori una notizia di reato e Pappalardo era molto indispettito». Il pm Civardi gli chiede chi fossero queste aziende con cui si era esposto e Scoppetta dice: «Competitors», quindi concorrenti, «cioè coloro che erano stati decapitati con l’attività di indagine precedente».
La società sulla sicurezza
In questa vicenda del presunto esposto anonimo sarebbe rimasto coinvolto anche Ziri, incaricato di svolgere le indagini. Ma il brigadiere del Nil, il nucleo ispettorato del lavoro, viene tirato in ballo da Scoppetta anche per un’altra vicenda, una società che si occupava di sicurezza nelle aziende e che, secondo il carabiniere forestale, era vicina a Ziri e veniva da lui segnalata «per risolvere i problemi degli accertamenti sui cantieri».
Nell’interrogatorio si fa riferimento a un controllo del novembre 2020 nel cantiere di Boiocchi: «So che l’imprenditore era stato preavvertito del controllo anche perché nella baracca del cantiere c’erano già tutti gli atti pronti e normalmente non si tengono lì».
