Ivrea, il Comune incontra i cittadini sulla cava di San Bernardo
IVREA. Previsto per lunedì 28 alle 18, nella sala sottostante la chiesa parrocchiale, l’incontro tra i cittadini del quartiere San Bernardo e l’amministrazione comunale dove si discuterà del rinnovo della convenzione per lo sfruttamento della cava nel territorio della frazione da parte della ditta Cogeis, già stipulato 10 anni fa, ma mai entrato in funzione.
La storia della cava di San Bernardo comincia il 4 dicembre 2014, quando Cogeis di Borgofranco ottiene da parte dello sportello unico delle attività produttive d’Ivrea il nullaosta per cominciare a scavare in una porzione di territorio eporediese a ridosso di via Fornaci. Preoccupati per l’impatto che l’attività di estrazione avrebbe avuto sul quartiere, i residenti di si organizzarono nel Comitato No cava. Appoggiati dal Movimento 5 Stelle, organizzarono momenti di confronto pubblico e una petizione sottoscritta da 2.600 cittadini, arrivando a presentare una richiesta di parere al Consiglio di stato. Dopo il via libera, l’attività estrattiva all’interno della cava era rimasta ferma. Il 4 novembre però Cogeis ha presentato a Città metropolitana un’istanza di rinnovo dell’autorizzazione, che secondo alcuni osservatori, se confermata, porrebbe la ditta in posizione vantaggiosa nella vendita di materie prime nel caso in cui i lavori di costruzione del nuovo ospedale avessero inizio. Nuovamente preoccupati, i residenti riunitisi nel Comitato No cava hanno immediatamente raccolto 221 firme e inviato una relazione di 8 pagine a Città metropolitana, e ora incontreranno l'amministrazione. «In 10 anni San Bernardo è cresciuta – sostengono dal Comitato –. La cava oggi necessita di barriere acustiche alte fino a 7 metri poste di fronte alle case, alcune delle quali di recente realizzazione. Movimenterà 430mila metri cubi di inerti che produrranno polveri e traffico indotto di mezzi pesanti, su una viabilità già al limite che si prevede aumenterà con il casello autostradale Ivrea sud. L’istanza è rimasta chiusa nei cassetti dell’amministrazione. Il 5 marzo scorso si è svolta la conferenza dei servizi finale, avvenuta senza un preventivo confronto con i cittadini, i quali per 10 anni subiranno gli impatti di questo progetto autorizzato sulla base di un’unica istruttoria tecnica, conclusasi 16 anni fa e gestita dal Comune senza coinvolgimento dei residenti e demandando all’allora Provincia l’individuazione e la valutazione degli impatti. Azioni che avrebbero dovuto essere portate avanti a livello locale, da chi conosce il territorio e le sue vulnerabilità. Una cava nel sito di località Fornaci non avrà solo un impatto paesaggistico, per via agli scavi e alle enormi barriere acustiche che saranno realizzate di fronte alle case e in un contesto agricolo di pregio, ma anche un impatto in termini di inquinamento sia acustico che dell’aria e una svalutazione immobiliare, con deprezzamento delle case prossime alla cava».
