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Январь
2025

«L’ultima volta del commissario Ricciardi»:  Maurizio De Giovanni sabato presenta “Volver” a Pavia 

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Il commissario Ricciardi torna a casa, forse per l’ultima volta. Sabato, alle 11, nel salone Teresiano della Biblioteca Universitaria, Maurizio De Giovanni presenterà il nuovo giallo Volver che chiude la Trilogia del Tango (con Caminito e Soledad). Dialogherà con Gianni Sacco.

Scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e autore televisivo, De Giovanni ambienta anche questo romanzo nella sua Napoli, città in cui è nato nel 1958, e tuttora vive e lavora. Dai suoi romanzi sono state tratte tre fiction per la tv: I Bastardi di Pizzofalcone , Mina Settembre e Il commissario Ricciardi.

Da una casualità – un racconto (Il senso del dolore) scritto nel 2005, partecipando per gioco a un concorso riservato a giallisti emergenti al caffè Gambrinus di Napoli – è iniziata la carriera di uno dei giallisti italiani più apprezzati.

De Giovanni,m “Volver” chiude la trilogia del tango, dopo Caminito e Soledad.

«In realtà chiude anche il ciclo del commissario Ricciardi, protagonista di ben 15 romanzi e che avevo deciso da subito che avrei fermato nel luglio del 1040, prima della Seconda Guerra mondiale».

Il motivo di questa cesura temporale?

«Non mi piace raccontare il periodo della guerra e dell’immediato dopoguerra, un tempo di dolore, di perdita della dignità. Negli anni Trenta del Novecento, invece, gli italiani vivevano lo stesso in miseria ma nutrivano la speranza. Gli anni Trenta sono ancora oggi poco e mal raccontati. Le persone, a quel tempo, non avevano per nulla consapevolezza della guerra imminente e della tragedia che si sarebbe compiuta, vivevano l’oggi».

Pensa possa esserci un’analogia con il nostro tempo?

«Credo che faremmo un errore enorme a non percepire e ricordare quali siano state le premesse di quel tipo di dramma. Forse è un caso, ma con il Covid abbiamo perso una generazione, quella degli anziani che ancora avevano ricordi personali della guerra».

Stiamo perdendo la memoria?

«Abbiamo consentito il ritorno di certo slogan, di certi movimenti politici. I sovranismo chiudono i confini, hanno una totale assenza del senso di solidarietà. Tutto questo non sarebbe potuto accadere finchè erano in vita quelli che avevano vissuto la guerra sulla propria pelle. E noi siamo diventati testimoni silenti e muti di tragedie epocali: decine di migliaia di morti in Medioriente, centinaia nel mar Mediterraneo, una guerra alle porte dell’Europa. E comunque penso che parlarne, anche se in un romanzo, possa essere utile, possa far riflettere».

Volver significa tornare. E Ricciardi scopre che ci vuole coraggio nel farlo.

«Torna dalla figlia e dai suoceri che sono ebrei e nel ’38 sono state emanate le leggi razziali. Però si accorge che tornare davvero a quello che aveva lasciato è impossibile. Il luogo e anche noi non siamo più gli stessi. E’ un’illusione».

Quindi i lettori si dovranno rassegnare a dire addio a Ricciardi.

«Non lo posso escludere ma penso proprio sia così. Al massimo potrei farlo rientrare nel dopoguerra».

Non ha pensato a uno spin.off con Marta, la figlia?

«Si ci ho pensato. Marta p una figura molto particolare e molto interessante. La raccontrò con gioia, negli anni Sessanta, quasi trentenne».

Sara è un altro personaggio misterioso dei suoi romanzi. E presto approderà su Netflix in una serie crime.

«Sara Morozzi, della Mora, è un’ex poliziotta dei Servizi Segreti Sara Morozzi. La interpreta Teresa Saponangelo (vincitrice del David di Donatello alla migliore attrice non protagonista per il film ‘È stata la mano di Dio’ di Paolo Sorrentino, ndr). Sono sei episodi e andranno in onda in primavera. Ho visto una puntata e l’ho trovata splendida».

A cosa sta lavorando in questo periodo?

«Per la prima volta non a un giallo ma a un romanzo, una storia d’amore. Si intitolerà L’antico amore ed è ambientata tra il I secolo a. C., gli anni Ottanta del ’900 e i giorni nostri. E c’entra Catullo».

Napoli è la protagonista indiscussa dei suoi libri. Lei si batte anche per la salvaguardia della lingua.

«Ci tengo moltissimo, il napoletano è una lingua di grande valore letterario, ha partorito capolavori, a partire da Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile».

Napoli è anche il calcio. Lei è tifoso?

«In maniera estrema. La mia ttività di scrittore serve a finanziare il mio tifo».

Quindi è presenza fissa allo stadio?

«Non vado perché avrei comportamenti penalmente rilevanti, mi sono dato un daspo da solo».