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Ноябрь
2024

Palude Venezia, l’imprenditore Pizzolato si difende: «Nessun rapporto con Boraso»

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Interrogatorio dopo interrogatorio, tra chi si avvale della facoltà di non rispondere in attesa di conoscere gli atti e le decisioni della Procura (come ha fatto anche il sindaco Luigi Brugnaro, su suggerimento del suo legale, l’avvocato Alessandro Rampinelli) e chi invece risponde per giorni (come nel caso dell’ex assessore Renato Boraso mentre si trovava in carcere, assistito dall’avvocato Pauro: ora è ai domiciliari), continuano gli “inviti” agli indagati dell’inchiesta Palude a farsi interrogare, inviati dai pubblici ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini, che si preparano a chiudere le indagini e a decidere per chi chiedere il rinvio a giudizio tra i 32 indagati.

Lunedì 11 novembre è stata la vicenda del “Park 4.0” al centro dell’interrogatorio - durato dalle 2 del pomeriggio fino quasi alle 20 - di Sergio Pizzolato, amministratore della società che voleva realizzare un grande parcheggio nei pressi dell’aeroporto e che ha deciso di rispondere alle domande dei pm, assistito dall’avvocato Tommaso Bortoluzzi.

Operazione in area sottoposta a vincolo, “sponsorizzata” da Boraso in ogni modo - in cambio di oltre centomila euro, secondo l’accusa - fino ad ottenere dal Comune le autorizzazioni per un parcheggio a raso per quasi 500 auto nell’area di proprietà di Nevio Benetazzo: si tratta dell’episodio più lontano nel tempo, iniziato nel 2015 e che si è trascinato fino al 2023, infine bloccato da un ricorso al Tar e bocciato perché interferiva con la realizzazione del tracciato ferroviario che collegherà la stazione ferroviaria di Mestre con il Marco Polo, attraverso un percorso a cappio, inserito nelle opere strategiche per le olimpiadi di Milano-Cortina.

Caso che fece sbottare Boraso al telefono, intercettato: «Bisognerebbe far causa al Comune per 10 milioni». Per questa lunga, complicata vicenda sono al momento indagati soci e amministratori che si sono succeduti nel tempo: Nevio Benetazzo, poi Guerrino e Raffaello Benetazzo, Francesco Piccolo, Sergio e Stefano Pizzolato.

«Sergio Pizzolato non ha avuto alcun rapporto diretto con l’allora assessore Boraso», commenta il suo legale, l’avvocato Tommaso Bortoluzzi, «il terreno era di proprietà di Benetazzo e la vicenda del parcheggio è iniziata ben prima che Pizzolato diventasse amministratore delegato della Park 4.0. Tra l’altro risulta che i lavori di piantumazione (una delle voci contestate come copertura per le tangenti, secondo la Procura, ndr) siano state effettivamente fatte».

Un altro imprenditore, Daniele Brichese (difeso dall’avvocato Mandro) titolare della Tecnofon e accusato di aver pagato tangenti all’ex assessori in cambio di appalti, ha invece declinato l’invito all’interrogatorio.