Tredici gradi in classe, studenti a casa al liceo Fermi di Padova
Niente lezioni martedì mattina, 12 novembre, al liceo scientifico Enrico Fermi a Padova a causa del mancato funzionamento dell’impianto di riscaldamento. In quasi tutte le aule la temperatura raggiungeva al massimo 13 gradi e quindi non si poteva restare in classe neanche con il cappotto.
Gli 800 studenti hanno contattato subito la dirigenza, guidata dalla preside Tiziana Petruzzo, e di comune accordo è stato deciso già prima delle 9 di far tornare a casa i ragazzi e le ragazze, non prima di aver avvisato i singoli genitori e di aver firmato l’uscita da scuola sul libretto davanti ai collaboratori della dirigente, oppure ai rispettivi docenti.
Prima di lasciare la scuola – che si trova in corso Vittorio Emanuele Secondo al civico 50, con ingresso anche da via Cavalletto – gli studenti hanno tenuto un’animata assemblea in aula magna, dove quasi tutti quelli che hanno preso la parola sono stati critici e hanno messo sotto accusa l’amministrazione provinciale, che ha la competenza su tutte le scuole medie superiori della città e della provincia. In rappresentanza dei ragazzi, ai margini dell’assemblea, ha parlato anche Marco Segala Negrini: «L’impianto di riscaldamento non funzionava bene già sabato scorso e la situazione era peggiorata per tutta la mattinata di lunedì – ha osservato lo studente – Sappiamo che la nostra scuola aveva già segnalato il guasto tecnico alla Provincia. Come mai martedì mattina ci siamo ritrovati quasi tutte le aule al freddo e non è stato possibile restare in classe? La Provincia ci deve una spiegazione».
La risposta è stata immediata e l’ha fornita direttamente il vicepresidente Luigi Alessandro Bisato, consigliere delegato all’edilizia scolastica, che è rimasto all’interno del Fermi due ore e oltre ad avere incontrato con la preside, si è anche intrattenuto con alcuni gruppi di ragazzi.
«Gli studenti hanno ragione – ha osservato l’ex sindaco di Noventa – Martedì, effettivamente, nelle aule c’era freddo. Non si poteva restare sino al termine delle lezioni. Purtroppo la responsabilità dei fatti non va addebitata direttamente alla Provincia, ma all’azienda Ase, che è parte del gruppo di AcegasAps, a cui noi abbiamo delegato il servizio ormai da diversi anni. È evidente che c’è stato un mancato pronto intervento da parte dei tecnici e degli operai visto che la segnalazione del guasto è stata effettuata tra sabato e lunedì. Anch’io sono molto arrabbiato per quanto è successo. In base alla convenzione che abbiamo con Ase non è escluso che potremo chiedere i danni e sanzionare economicamente chi ha sbagliato.
«Siamo stanchi di questa edilizia scolastica fatiscente e inadeguata alla nostra permanenza nelle aule», ha spiegato in una nota la Rete degli studenti medi, annunciano una manifestazione di piazza per venerdì 15 novembre.
«La Provincia si deve assumere le proprie responsabilità – è invece il commento di Azione studentesca, organizzazione vicina a FdI – È inammissibile che nel 2024 gli studenti debbano manifestare per ottenere condizioni minime di vivibilità nelle scuole e che predomini l’indifferenza della Provincia di fronte a questo, pesante, disagio. Giordani, se ci sei, batti un colpo. Esprimiamo solidarietà ai ragazzi del Fermi».
Ma tutto è bene quel che finisce bene: martedì pomeriggio tutti i genitori hanno ricevuto dalla scuola un messaggio che una caldaia era stata ripristinata.
