Il primario accusato di molestie chiede di patteggiare due anni
PAVIA. È accusato di avere molestato undici specializzande in reparto e ieri mattina (12 novembre), per questa contestazione, ha chiesto un patteggiamento a due anni. L’intenzione del primario del San Matteo e docente dell’Università di Pavia, indagato per violenza sessuale, è stata formulata nella seconda tappa dell’udienza preliminare che si sta svolgendo davanti alla giudice Maria Cristina Lapi, che dovrà ora decidere se accogliere la richiesta.
Sul patteggiamento c’è il parere favorevole della pm Valentina De Stefano. La giudice, che ha fissato la prossima udienza per il 16 dicembre, dovrà anche valutare le richieste di costituzione di parte civile avanzate dall’Università (rappresentata dall’avvocato Fabio Fasani) e dal San Matteo (avvocato Fabio Federico).
Le parti civili
Sette specializzande sulle 11 indicate dalla procura come parti offese si erano già costituite alla precedente udienza con gli avvocati Francesca Romana Garisto (ieri sostituita da una collega dello studio), Francesca Vaccina e Francesco Castelli, che a loro volta hanno citato l’Ateneo e l’ospedale come responsabili civili. Università e San Matteo potrebbero dunque entrare nel procedimento con una doppia veste: danneggiate, ma anche chiamate a rispondere degli eventuali risarcimenti alle specializzande. Il fronte penale, peraltro, si intreccia con i procedimenti disciplinari aperti sia dall’Università che dal San Matteo.
La vicenda
Le accuse si basano soprattutto sui racconti delle donne, che avevano riferito ai carabinieri di Pavia dei comportamenti «sconvenienti» del primario e docente del corso di specializzazione dell’anno 2019/2020. Le giovani specializzande hanno parlato, nelle loro testimonianze, di posizioni “innaturali” che l’uomo assumeva per simulare atti sessuali, ma anche di palpeggiamenti e toccamenti in particolare durante la spiegazione di alcuni esami diagnostici. Testimonianze che sono bastate alla procura a indagare il primario con l’accusa di violenza sessuale aggravata «dall’aver commesso il fatto all’interno di un istituto di formazione con abuso di poteri e in violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione da lui svolta».
Le presunte molestie erano emerse da un questionario anonimo, sottoposto nel 2021 agli specializzandi del corso. Le risposte date al questionario, che riferivano appunto di comportamenti non consoni da parte del docente, avevano fatto partire anche un procedimento disciplinare a carico del medico, a dicembre del 2021, da parte dell’Ateneo. A febbraio del 2022 il docente si dimise dall’incarico di direttore della scuola di specialità, pur continuando a insegnare in Ateneo.
La difesa
L’avvocata Maria Teresa Zampogna, difensore del primario, chiarisce: «Il mio assistito, pur negando ogni condotta di natura sessuale, ha scelto di patteggiare ma con la riqualificazione dei fatti nella fattispecie di minore gravità. L’intento – aggiunge – è favorire la prosecuzione di uno svolgimento sereno dell’attività della scuola di specializzazione dell’Università e del reparto del San Matteo». Un dibattimento, secondo la difesa, avrebbe «un impatto negativo sulla vita di tutte le persone coinvolte, nonché dell’Università e del Policlinico».
Nel merito la difesa contesta l’accusa e parla di atteggiamenti «male interpretati». «I contatti fisici ritenuti ambigui – dice ancora l’avvocata –, sono stati percepiti come tali a posteriori e mai notati direttamente da nessuno. I contatti, che mai hanno avuto natura sessuale, sono avvenuti esclusivamente in pubblico, durante lo svolgimento della normale attività lavorativa, sempre alla presenza di altri operatori sanitari e pazienti».
