Sciopero alla Fenice: salta la prima di "Otello" di Verdi per lo sciopero
Salta l’Otello di Verdi alla Fenice, l’apertura della nuova stagione lirica del teatro, prevista per il prossimo mercoledì 20 novembre, in un nuovo allestimento, con la direzione d’orchestra del maestro Myung-Whun
Chung.
Lo ha deciso l’assemblea generale dei dipendenti riunitasi ieri che ha bocciato la proposta di accordo raggiunto con la direzione del teatro, presente anche il presidente della Fondazione e sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, dalle Rsu (le rappresentanze sindacali unitarie della Fondazione con le Segreterie Territoriali Cgil Slc Cisl Fistel Uil Uilcom Fials).
Si tratta del terzo sciopero consecutivo di una prima del teatro dopo quello della prima della Turandot di Puccini il 30 agosto scorso e quello del dittico La fabbrica illuminata di Luigi Nono e Erwartung di Arnold Schönberg che doveva andare in scena il 13 settembre, in occasione del centenario della nascita di Nono e dei 150 anni di quella di Schönberg.
Il nodo principale, su cui i professori d’orchestra non mollano, è quello dei permessi per andare a suonare al di fuori della Fenice, con prestazioni professionali retribuite. La Fenice, in base al contratto, non intende pagare la giornata di lavoro per chi va a suonare altrove.
I professori d’orchestra invece pretenderebbero per quel giorno la doppia retribuzione, quella dell’impegno esterno e quella della giornata di lavoro alla Fenice, pur non essendo in servizio. Unica eccezione prevista dalla direzione aziendale, se la prestazione esterna viene effettuata al di fuori dell’orario di lavoro previsto alla Fenice.
Risulta ad esempio che nell’altra fondazione lirica regionale, l’Arena di Verona, i permessi per impegni esterni dei professori d’orchestra non siano retribuiti. Nel verbale di accordo raggiunto tra azienda sindacati, era previsto di sospendere la questione, chiedendo prima un parere all’Avvocatura dello Stato. È chiaro che se il parere dell’Avvocatura fosse favorevole al teatro, la questione sarebbe definitivamente chiusa. Un rischio che evidentemente i dipendenti della Fenice non vogliono correre e di qui la conferma dello sciopero, nonostante l’accordo raggiunto su altri punti in discussione, come ad esempio quello delle sostituzioni.
Nel caso dello sciopero della Turandot il sovrintendente Fortunato Ortombina aveva quantificato il danno economico per la Fenice in oltre 150 mila euro, oltre al danno d’immagine. Trattandosi per l’Otello della prima della stagione lirica, è ipotizzabile un danno economico anche superiore, di almeno 200 mila euro. Era prevista anche la diretta dell’opera su Rai Radiotre.
Si tratta perciò, visto dall’esterno, di uno sciopero incomprensibile, una sorta di autogol, che danneggia tutto il teatro, in un momento delicatissimo della sua esistenza, con alle porte la sostituzione dell’attuale sovrintendente Fortunato Ortombina – il cui contratto scade proprio questo mese, con 45 giorni possibili di proroga – in procinto di assumere con pieni poteri lo stesso incarico alla Scala.
È chiaro infatti che l’immagine che si trasmette in questo momento all’esterno è quello di un teatro nel caos con una forte conflittualità sindacale e questo rafforza la spinta del Ministero della Cultura per scegliere da Roma il nuovo sovrintendente del teatro e imporlo di fatto a Venezia, lasciando allo stesso Brugnaro, ammesso che voglia fare resistenza, poche armi per opporsi e scegliere invece un proprio candidato con il Consiglio di Indirizzo. La nomina sembra imminente.
