Il parco Prandina rischia di cambiar nome, polemica sulla memoria del partigiano
«Non si può pensare di cambiare il nome al parco Prandina. È stato un eroe antifascista e cancellarne la memoria, in un momento come quello che stiamo vivendo in Italia, pieno di nostalgici al governo, sarebbe gravissimo».
Le parole sono di Luisa Calimani, che parla però a nome del comitato Urbanistico e Contesto, che negli anni scorsi per quell’area ha fatto battaglie di tipo ambientale e architettonico, ma sempre con uno sfondo ben centrato a sinistra.
Ora che l’area dove c’è l’ex caserma “Giacomo Prandina” sta per subire una grande trasformazione, con l’amministrazione pronta a realizzare un parco da affiancare alle mura cinquecentesche, dedicandolo però a San Benedetto, emerge il “cuore rosso” che anima il comitato.
Come evidenziato da Calimani, architetta ed ex deputata di Sinistra democratica alla fine degli anni Novanta, Giacomo Prandina non era un personaggio qualsiasi. Fu uno dei fondatori del “Battaglione Guastatori” della futura divisione partigiana “Vicenza” e tra i massimi esponenti della Resistenza.
Dopo l’arresto e le torture, nel 1944 venne trasferito a Bolzano, da dove poi fu fatto salire su un camion e portato al campo di concentramento di Mauthausen e poi al sottocampo di Gusen, dove morì poco prima dell’arrivo degli alleati. «Cancellare la memoria anche attraverso piccoli gesti è un atto blasfemo» prosegue Calimani, accompagnata dagli altri esponenti del comitato «Anche fosse fatto inconsapevolmente, sarebbe altrettanto grave, perché significherebbe non aver saputo apprezzare il valore di un giovane partigiano e non capire il momento politico che stiamo vivendo. La cultura è fatta di gesti, simboli e trasmissione di messaggi, quindi chiediamo all’amministrazione di non cambiare il nome».
In realtà, ad essere stata intitolata a Giacomo Prandina è la caserma (scelto proprio dai militari), non il parco, che ha poi preso il nome solo informalmente, ma il messaggio resta e l’invito a non liberarsi dell’eroe antifascista altrettanto: «Bisogna salvaguardare l’antifascismo, anche perché Prandina non era certamente un pericoloso comunista eversivo, ma un fervente cattolico» aggiunge la presidente di Anpi, Floriana Rizzetto.
«Un nuovo affronto dopo il mancato rispetto della legge dello Stato che impone la destinazione a parco dell’intera area, particolarmente grave perché compiuto da un’istituzione» ricorda Lia Toller. E pochi giorni fa, proprio la parlamentare di Europa Verde, Luana Zanella, ha interrogato sul tema il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Zanella ha ricordato come esiste una legge (la 542 del 10 Luglio 1971) che autorizzava a vendere con trattativa privata al Comune una porzione del locale, compendio immobiliare dello Stato denominato Caserma Prandina, con l’obbligo però da parte dello stesso Comune di destinare l’immobile a parco pubblico e quindi senza farci parcheggi.
