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Октябрь
2024

Alla Nidec di Monfalcone sciopera l’80% dei lavoratori: «Integrativo in stallo e dialogo sterile»

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I “no” dell’azienda «sono stati espliciti» sui temi della piattaforma dei lavoratori e, se aperture ci sono state, «erano quelle a costo zero». Sciopero di due ore, una di presidio e una a ogni fine turno. Lo stabilimento Nidec di Monfalcone è andato all’unisono con tutti i siti produttivi del Gruppo Italia, come proclamato dal Coordinamento nazionale delle Rsu Fiom e Uilm, a seguito del confronto, lo scorso 27 settembre, con la direzione aziendale, valutato «assolutamente negativo».

Adesione massiccia

L’adesione «è stata massiccia», hanno spiegato i rappresentanti della Rsu nel piazzale esterno, dove alle 10 hanno incrociato le braccia i lavoratori del primo turno mattutino. «A Monfalcone siamo sull’ordine dell’80%, in linea con gli altri siti», registrava il feed-back del passaparola. Il dato, dunque, è unico e sostanziale: «La trattativa continua a mantenersi in stallo.

Le richieste

Le richieste sindacali hanno cozzato contro la chiara indisponibilità aziendale e la piattaforma sembra fluttuare nel vuoto». Li ha ripetuti i “nodi” in ballo la Rsu, con Cristian Battistel (Fiom) e Luca Furlan (Uilm).

“No” all’utilizzo del “superminimo assorbibile” e comunque alla proposta alternativa consistente in una ”una tantum pro-capite”, intanto per quest’anno. “No” all’aumento del 10% di tutte le voci proprie del Contratto collettivo. Quanto al tema, ritenuto «fondamentale», delle trasferte, «l’azienda ha concesso l’aumento di qualche punto percentuale accorpando però le tipologie dei trasferimenti, quelle nei paesi europei, eliminando i trasferimenti interaziendali, tra le sedi del Gruppo, commerciali». Quasi fosse un “forfait onnicomprensivo”.

Il focus monfalconese

C’è poi un focus tutto monfalconese, richiamato da Battistel e Furlan, sempre allineati con i segretari Antonio Rodà (Uilm Gorizia e Trieste) e Michele Orlandini (Fiom Gorizia): il «decadimento delle relazioni interne tra la Rsu e la direzione aziendale». Hanno parlato di «sterilizzazione dei rapporti», per lo più ridotti a «comunicazioni mail, venendo meno la storicità dei rapporti sindacali di Monfalcone».

Un «appiattimento al sistema multinazionale», per sua natura tanto ampio quanto pressoché indistinto rispetto a istanze specifiche.

I due rappresentanti della Rsu hanno citato l’esempio della reperibilità, per la quale «è obbligo datoriale la convocazione sindacale, tema rimasto sospeso nella dilatazione dei tempi».

Un segnale chiaro

Ce n’è abbastanza, di questioni irrisolte. «Con questo sciopero vogliamo dare un segnale molto chiaro perché i problemi posti sono fondamentali – ha incalzato Furlan –. Sulla piattaforma integrativa per la contrattazione di secondo livello, a distanza di un anno, siamo al nulla di fatto».

A ruota i segretari provinciali. «L’azienda doveva dare risposte che invece sono state negative. Non c’è stata alcuna disponibilità, su tutti i fronti», ha detto Rodà, ricordando «le trasferte al “ribasso” assieme alla decisione di abolire quelle intermedie». Si aggiunge «lo stato di impasse sulla piattaforma per l’integrativo con la volontà di fare melina».

Non ultime le relazioni sociali, che «continuano nel processo di deterioramento, a detrimento dello stesso rispetto dei lavoratori. Quando l’azienda si dice disponibile, nei fatti risponde picche - ancora Rodà -. Il risultato è che troppo viene rimandato e si trascina ancora. Vogliamo pensare che al prossimo incontro (il 24 ottobre a Vicenza, ndr) l’azienda sia pronta ad affrontare seriamente le questioni poste, diversamente la situazione sarebbe molto grave».

Orlandini si è richiamato tra l’altro all’urgenza della chiusura sul premio di risultato: «Gli originari appuntamenti si stanno sovrapponendo alla trattativa in ordine al rinnovo del contratto collettivo nazionale», chiaro riferimento al possibile “scarico” (economico) delle istanze su un piano più generale.—

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