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Октябрь
2024

Addio al fumettista Giorgio Trevisan: i suoi disegni noti in tutto il mondo

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È stato uno degli autori più longevi e produttivi del panorama fumettistico italiano ed è sicuramente tra coloro che hanno avuto un maggior numero di editori e edizioni nazionali e internazionali. Sabato mattina, all’ospedale di Schiavonia dove era ricoverato da alcuni giorni per un problema cardiaco, si è spento Giorgio Trevisan. Il prossimo fine settimana avrebbe tagliato il traguardo dei 90 anni. Lascia la moglie Vera Bachmann dalla quale aveva avuto quattro figli.

Era originario di Merano, in Altro Adige, dove era vissuto fino a vent’anni conseguendo la maturità classica. Con la famiglia si era trasferito a Este nei primi anni Sessanta, non lasciandola più.

Completamente autodidatta, Trevisan era rimasto folgorato in giovanissima età da un’enciclopedia per ragazzi illustrata. Per tutta la carriera ha alternato i lavori in campo fumettistico con quelli pittorici, realizzando numerose mostre in Italia e all’estero, la più prestigiosa a Ottawa in Canada, invitato dall’Ambasciata italiana.

Dopo il diploma, pur desiderando frequentare l’Accademia, si era trasferito a Padova per seguire i corsi della facoltà di Agraria.

Qui era stato però consigliato di dedicarsi al fumetto e all’illustrazione (aveva già disegnato una breve storia a fumetti per un piccolo tipografo editore, sull’eroe altoatesino Andrea Soffher) e quindi si era trasferito, già con moglie e due figli, a Milano, dove aveva cominciato a collaborare con lo Studio Dami dove Trevisan ha avuto l’opportunità di frequentare i migliori disegnatori italiani del periodo come Hugo Pratt.

Tra il 1956 e il 1960 disegna le matite di “Cherry Brandy racconta...” ed esegue matite e inchiostrazioni per storie di guerra destinate al mercato britannico. In seguito collabora con diversi editori italiani e stranieri, disegnando tra gli altri per il “Corriere dei Piccoli” e il “Messaggero di Sant’Antonio”. Alla fine degli anni Settanta entra nella squadra dei disegnatori di “Ken Parker”, per l’editore Bonelli, e quindi a far parte della squadra di “Julia”, la criminologa creata da Giancarlo Berardi. Il suo mezzo espressivo preferito è sempre stata però la pittura, che lo ha portato a presentare le sue opere in numerose esposizioni in Italia e in tutto il mondo.

«Mio padre si è spento gradualmente», lo ricorda con affetto il figlio Pietro, «però aveva smesso completamente di dipingere solo da circa un anno. Era un artista uscito dai canoni, estremamente perfezionista, fortemente legato all’arte più tradizionale e probabilmente per questo non è stato compreso fino in fondo. Sarebbe diventato più famoso se avesse assecondato i gusti di un pubblico più contemporaneo. Se nel fumetto doveva necessariamente seguire le tracce degli sceneggiatori, è stato nella pittura che ha espresso completamente se stesso e le sue variegate ispirazioni».

Il funerale di Giorgio Trevisan si celebra martedì 8 ottobre alle 10 nel duomo di Este.