Crisi Serbia-Kosovo, ora è battaglia dei Tir: blocchi per fermare i camion kosovari
BELGRADO. Dopo quella delle urne e quella delle targhe, ora anche la “guerra dei camion”. Non c’è tregua nella grave crisi che dal nord del Kosovo ha ormai investito ogni aspetto dei rapporti tra Belgrado e Pristina. Crisi che ieri ha toccato un nuovo apice, spostandosi dalle piazze davanti ai municipi del nord, sempre assediati dai serbi infuriati contro i sindaci di etnia albanese e la polizia di Pristina, alle strade.
Strade come quelle che conducono da Mitrovica nord, la parte serba della città, al valico di Jarinje o come quelle che da Merdare, il più importante valico tra Serbia e Kosovo, collegano Pristina al sud della Serbia. Lì da ieri, in territorio serbo, semplici residenti serbi e soprattutto autotrasportatori con passaporto di Belgrado hanno dato fuoco alle polveri dell’ultimo confronto. «Le merci del Kosovo da qui non passano», ha arringato una folla di colleghi il camionista Denis Islamović. «Per di qui non passa nessuno, noi non possiamo andare in Kosovo, loro ora non possono viaggiare verso nord», ha fatto eco il collega Elvis Selmanović.
I due sono parte di una folta compagine di autotrasportatori, vittime del blocco dei Tir con targa serba in ingresso in Kosovo, deciso nei giorni scorsi dal ministero degli Interni di Pristina come rappresaglia all’arresto – o al rapimento, a seconda delle campane – di tre agenti kosovari da parte della polizia serba. I camionisti serbi, bloccati così da giorni sotto un sole cocente, senza avere neppure una vaga idea di quando l’embargo sarà tolto, hanno così voluto prendere in mano la situazione.
Il primo blocco è così stato registrato sulla strada statale Mitrovica-Raška, in territorio serbo, dove le barricate con auto, Tir e bandiere serbe hanno come obiettivo quello di impedire il transito in particolare a Tir e i pullman con targa “Rks”, quella del Kosovo indipendente, che ieri a decine hanno fatto marcia indietro per evitare i blocchi, mentre alle auto private il passaggio è consentito.
Stesse scene anche su un’altra arteria-chiave, la statale che da Prokuplije, in Serbia, conduce appunto al valico di Merdare e poi a Pristina, strada frequentatissima non solo dai camion, ma anche dai kosovari che viaggiano verso l’estero o ritornano in patria. Un blocco stradale è stato organizzato da camionisti e cittadini serbi nei pressi del villaggio di Rudare. E anche qui è impedita la circolazione a veicoli pesanti e bus con targa kosovara, ma anche ad altri mezzi con targa non serba, hanno informato i media locali. Proteste, quelle dei camionisti, che sono rimaste pacifiche, senza gesti sopra le righe.
Ma la situazione è estremamente preoccupante. Lo ha confermato lo stesso ministero degli Esteri kosovaro, che ieri ha confermato che Tir e autobus con targa kosovara non possono più viaggiare attraverso i valichi con la Serbia di Jarinje e Merdare, ma sarebbe «insicuro» anche per le auto private tentare di attraversare le barricate dei serbi. Da qui l’appello ai cittadini kosovari a fare una lunga deviazione per andare all’estero, addirittura attraverso la Macedonia del Nord.
La querelle sul fronte dei camion sicuramente non contribuirà alla tanto auspicata de-escalation richiesta dalla comunità internazionale e dalla Ue in testa. Ue che rimane in attesa di una risposta da parte del premier kosovaro Albin Kurti e del presidente serbo Aleksandar Vučić sulla riunione convocata questa settimana a Bruxelles proprio per far scemare la tensione. Ma ieri Vučić ha chiuso ancora una volta le porte. «Non parlerò con Kurti», finché i sei serbi arrestati nelle ultime settimane dalla polizia di Pristina non saranno rilasciati. E nulla indica che lo saranno, a breve
