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Июль
2022

Il macchinista riposa, da Mantova il Frecciarossa parte un’ora e mezza dopo

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MANTOVA. Treno muto, spento e stazione ancora assonnata, in bilico tra l’inchiostro della notte e le prime luci dell’alba. «Non si è presentato nessuno» allarga le braccia un addetto, quasi a condividere lo smarrimento dei trenta passeggeri in attesa del Frecciarossa delle 6 per Roma. Niente macchinista né capotreno. Mentre sul display si mette in marcia il balletto del ritardo, che in poco tempo lievita da dieci a novanta minuti. Alla fine il Frecciarossa partirà alle 7.30 e arriverà a destinazione alle 11 passate (invece delle 9.35). Così ieri mattina.

«Non si è presentato nessuno perché il personale del treno doveva fermarsi a riposare, mi hanno risposto in biglietteria» racconta una passeggera abituale del Frecciarossa per Roma. Che, detto così, suona male e pure strano. Riposare? Sì, treno e personale erano gli stessi arrivati la notte prima dalla Capitale alle 2, con tre ore di ritardo. Colpa degli incendi che stanno ancora divorando ettari su ettari di verde lungo la ferrovia. Un inferno.

La conferma ufficiale arriva da Trenitalia: c’è un riposo minimo che, da contratto, tutto il personale deve osservare, come per i camionisti e i conducenti degli autobus, anche a tutela della sicurezza dei viaggiatori. Trovare dei sostituti? «L’eccezionalità della situazione, che ha rallentato diversi treni, anche di altre compagnie, non lo ha consentito» riferisce l’azienda.

«È la prima volta che mi capita – assicura la viaggiatrice di cui sopra – solitamente il Frecciarossa delle 6 è molto puntuale, a differenza di quello della sera da Roma per Mantova. E comunque sono stati gentili, ci hanno offerto un courtesy kit e alle 6.32 Trenitalia ha inviato un’email al mio indirizzo di posta elettronica». Nella lettera non si fa riferimento alle ore di riposo da osservare, il ritardo (già stimato in novanta minuti) è giustificato con la necessità «di un intervento dei vigili del fuoco a seguito di un incendio in prossimità delle linea ferroviaria». Tant’è.

Niente rimborso, ma un indennizzo pari al 25% del prezzo del biglietto visto che il ritardo si è mantenuto tra i 60 e i 119 minuti. Piccola curiosità: cosa c’era nel courtesy kit? Una bottiglietta d’acqua, una crostatina, dei taralli. E pure delle salviette igienizzanti.