Personale sanitario sotto stress negli ospedali, la richiesta dei sindacati all’azienda: «Servono subito centinaia di assunzioni»
UDINE. In gergo si chiama burnout. Anglicismo che in italiano necessita di qualche parola in più per essere tradotto in maniera efficace: sindrome da esaurimento emotivo correlato allo stress lavorativo.
Ne soffrono sempre più spesso, secondo la denuncia dei sindacati, i dipendenti dell’Azienda sanitaria Friuli centrale: sono sempre meno, sempre più sotto pressione nei reparti che devono fronteggiare l’emergenza pandemica. «Da quando è cominciata l’emergenza Covid i professionisti sanitari sono impegnati in prima linea a fronteggiare l’epidemia, esposti non solo al rischio di infezione, ma anche a un sovraccarico di lavoro e di tensione emotiva. I turni di lavoro incalzanti, la fatica fisica, la gestione di emergenze e urgenze, il confronto quotidiano con situazioni di estrema sofferenza, il rischio di episodi di aggressione verbale o fisica rendono estremamente stressante il lavoro di chi opera nella sanità», denuncia Andrea Traunero della Cgil Fp.
La situazione a Udine
«Fin dall’inizio di dicembre continuiamo a raccogliere le segnalazioni dei dipendenti delle aree di Medicina e dell’area Covid delle mediche in merito alla gestione della turnistica, a causa della forte carenza di personale, soprattutto Oss ma non solo – annota Traunero –. Al sottorganico di base si sommano le fisiologiche assenze relative a malattie, maternità, legge 104, infortuni, andando ad aggravare una programmazione già in sofferenza. La soluzione dell’Azienda? Scaricare tutto sulle spalle degli operatori con riposi saltati, richiami in servizio, turni sempre più duri».
Il problema delle Medicine
La Uil Fpl accende i riflettori su un problema specifico, quello delle Medicine del Santa Maria della Misericordia. E in particolare la Seconda medica, che vede impegnati 25 infermieri e 12 operatori sociosanitari. «Vogliamo sollecitare la direzione aziendale a tenere conto di come in letteratura scientifica vengano riportati innumerevoli esempi di come alle sindromi da burnout degli operatori siano direttamente correlate gravissime conseguenze per i degenti, quali: errori nella somministrazione della terapia, scadenti livelli dell’assistenza di base, aumento delle cadute in reparto», indica il segretario regionale della Uil Fpl, Stefano Bressan, che denuncia l’adozione «in deroga a qualsiasi requisito di sicurezza la pratica dei “letti bis”, che porta forzosamente il numero di degenti dagli originali 39 agli attuali 44 e, purtroppo, abitualmente ricoverati in reparto».
«Ci chiediamo come sia possibile decidere di destinare 3 pazienti in stanze originariamente predisposte e dimensionate per contenere 2 letti. Soprattutto in questo periodo di nuova ondata di Covid, in cui anche il Governo sta mettendo dei vincoli di sorveglianza sanitaria per gli accessi in Italia a causa della variante Omicron e della sua elevatissima contagiosità restiamo impietriti e ci sentiamo impotenti davanti a quella che rischia di preannunciarsi come una nuova ecatombe che poteva essere benissimo evitata», aggiunge il rappresentante della Uil.
L’appello: più assunzioni
Per la Cgil c’è un elemento che lega tutte le situazioni-limite in AsuFc: «La scelta precisa e prolungata nel tempo della Regione di non assumere personale se non con il contagocce. I numeri non mentono: a dicembre 2018 l’organico dell’Azienda Friuli Centrale era di 8.939 dipendenti. A giugno 2021, dopo tre ondate di pandemia e prima che esplodesse la quarta, eravamo a soli 8.833. Invece di avere centinaia di operatori in più, per fronteggiare il Covid e cercare di garantire nel contempo le altre attività, ne abbiamo cento in meno. Cgil Fp chiediamo alla Regione di smetterla di autoassegnarsi continue pagelle con il segno più e di invertire radicalmente la rotta: servono centinaia e centinaia di assunzioni. Subito».
Il caso dei buoni pasto
In una lettera alla direzione generale il segretario della Cisl-Fp Giuseppe Pennino segnala «per l’ennesima volta i disagi determinati dai buoni pasto elettronici per le strutture in cui non è presente la mensa aziendale, nello specifico a molti dipendenti non sono stati caricati gli importi dovuti, rendendo di fatto inutilizzabile la tessera elettronica».
L’asufc: «chiesto tanto ai lavoratori»
Per il direttore generale dell’AsuFc, Denis Caporale, «l’azienda non avrebbe problemi ad assumere: ma scontiamo la difficoltà a reperire le risorse professionali, soprattutto per infermieri e medici – evidenzia il manager –. Stiamo elaborando l’analisi del fabbisogno che tenga conto delle esigenze che ci troviamo a vivere: siamo consapevoli di aver chiesto molto al personale, che anzi ringrazio perché in questi anni ha fatto il proprio dovere e anche oltre».
Secondo Caporale, l’organizzazione del lavoro ha dovuto tenere conto di quell’azienda nell’azienda che deve rispondere alla domanda di salute straordinaria legata al Covid».
Infine una stoccata: «Capisco le rimostranze dei sindacati, in campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu: auspico tuttavia che questi temi, tanto delicati, non siano oggetto di strumentalizzazione»
