Caso della bottiglia incendiaria, l’ascensore è sotto sequestro
GORIZIA Il giorno dopo l’episodio della bottiglia incendiaria gettata nell’ascensore di un condominio di viale 24 Maggio le forze dell’ordine confermano indirettamente la versione della ragazzata. “Ragazzata” nel senso che non ci sarebbe stato nessun movente eccetto quello della stupidità umana e nel senso che la molotov (per fortuna) non era stata ben confezionata e, quindi, non ha provocato danni devastanti. Di certo, rimane la gravità del gesto dal momento che, per la loro pericolosità, in Italia, le bombe molotov sono considerate armi da guerra a tutti gli effetti.
Sulle indagini le bocche restano cucite, ma dal poco che è stato possibile ricostruire le forze dell’ordine sarebbero già sulle tracce degli autori del raid messo a segno poco dopo le 18 di lunedì al civico 7 di via 24 Maggio. I responsabili sarebbero già noti, ma prima di agire gli investigatori starebbero vagliando gli elementi a disposizione per poi procedere nei loro confronti. Anche se viene esclusa tanto la matrice politica, quanto quella della criminalità organizzata, la “ragazzata” rimane in ogni caso nella cornice giuridica dell’atto criminale. Non è un caso che dopo i primi rilievi di lunedì sera, l’autorità giudiziaria abbia posto l’ascensore sotto sequestro in modo da consentire eventuali nuovi accertamenti.
Il fatto che da parte degli autori non ci sia consapevolezza della gravità del gesto non rappresenta in ogni caso una giustificazione sotto il profilo della responsabilità penale. Testimoni hanno visto allontanarsi due uomini e il fatto che uno di loro indossasse un passamontagna per nascondere il proprio volto lascia intendere che l’azione fosse premeditata e, di certo, non casuale.
L’obiettivo scelto si trova in un’area circondata da telecamere. Sul lato di corso Italia ci sono quelle del sistema pubblico di videosorveglianza, oltre a quelle dell’Agenzia delle Entrate e della Banca Antonveneta, mentre sul lato opposto ci sono quelle del tribunale. Sul fronte di via Codelli telecamere sono installate sulla facciata dell’ex Banca d’Italia e una volta superata piazza Divisione Julia rimangono in via Mattioli le forche caudine della videosorveglianza al servizio dell’ufficio postale e in via Bellini la telecamera del Best Western Palace Hotel. È quindi probabile che nella loro fuga i responsabili siano stati inquadrati da uno o più obiettivi presenti nella zona.
«Non può passare come una semplice ragazzata. Non è stato gettato nell’ascensore un raudo comprato dal tabaccaio: quella eventualmente è una bravata. La “ragazzata” sono le scarpe gettate contro la porta degli appartamenti del civico 5, non certo la bottiglia incendiaria», osserva il presidente dell’assemblea dei condomini Roberto Gajer lamentando anche una deregulation nella attività delle vendite porta a porta, che porta nei palazzi gente di ogni tipo.
