Sesto titolo accademico a 25 anni ma Samuele è un cervello... in fuga - L'intervista
PISA. Quattro lauree in quattro mesi. Una media di una tesi ogni 30 giorni che fa lievitare a sei la “collezione” di titoli accademici. Samuele Cannas, 25 anni, ha conseguito la licenza magistrale della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, il sesto titolo accademico dopo la laurea in Pianoforte al Conservatorio di Cagliari (2017) e quelle in Medicina e Chirurgia (luglio 2021), Biotecnologie (settembre 2021), Ingegneria biomedica (ottobre 2021) e Biotecnologie molecolari (ottobre 2021), conseguite tutte all'Università di Pisa. Originario di Elmas (Cagliari), Cannas è il primo studente in Italia a possedere sei titoli universitari all'età di 25 anni, ottenuti tutti con lode. Un recordman accademico destinato a trasformarsi in breve nell'ennesimo cervello in fuga per alimentare il suo sogno: sconfiggere i tumori.
Dottor Cannas, ha conseguito il sesto titolo accademico, ma anche un record...
«Il record non è mai stato un obiettivo. Lo scopo è stato sempre quello di acquisire competenze trasversali. Non è mai stato importante il numero di lauree, ma padroneggiare le conoscenze di quei percorsi di laurea per poi usarle in chirurgia».
Con la licenza magistrale della Sant'Anna si chiude il suo “periodo” pisano?
«Ho concluso un percorso splendido. Ho vissuto sei anni fantastici a Pisa, per la città, le persone, i compagni che ho incontrato, per i docenti. Un'avventura unica che ripercorrerei dall'inizio senza cambiare un singolo dettaglio».
Il futuro cosa le riserverà? Altre lauree?
«Fra pochi mesi partirò per gli Stati Uniti. Vicino Philadelphiaia lavorerò nella chirurgia epatobiliopancreatica (fegato, pancreas e vie biliari) e mi dedicherò soprattutto a tre filoni: robotico, principalmente per l'applicazione della robotica in chirurgia; diagnosi precoce per cercare di individuare in anticipo determinate patologie (i tumori, ndr) che hanno una mortalità altissima e un impatto sociale notevole; outcome, i risultati post-operatori».
Il classico cervello in fuga...
«Sono contrario a questa definizione. La scienza per sua natura è cosmopolita e le Università stesse nascono per favorire lo scambio di idee. Andare all'estero e continuare il proprio percorso formativo è un valore aggiunto e un grandissimo vantaggio. Tutti dovrebbero cercare di approfondire le proprie competenze all'estero per avere un diverso punto di vista. Il problema è quando si scappa e non si torna più indietro. E non è quello che voglio».
Qual è il suo obiettivo?
«Arrivare a un metodo per standardizzare la chirurgia. Oggi la chirurgia è fatta da un chirurgo: un artista che detiene l'abilità manuale per fare un determinato intervento. Il tipo di intervento che si riceve dipende quindi dal professionista che si trova. Ciò non è un bene, perché tutti dovrebbero avere lo stesso livello di cura. L'obiettivo è uniformare queste differenze e per farlo è necessario togliere l'elemento che crea differenze, l'essere umano, e sostituirlo con un sistema robotico in grado di effettuare un intervento di alto livello uguale per tutti. Questo è il campo in cui lavorerò costantemente».
L'Italia le ha offerto qualche possibilità per cercare di concretizzare i suoi obiettivi?
«Possibilità per proseguire i miei studi post-laurea no. L'Italia ha centri chirurgici, robotici e di ricerca di altissimo livello e la realtà pisana è uno dei tanti esempi. Sicuramente ci saranno possibilità in futuro».
A Pisa è arrivato nel 2015 insieme a Giulio Deangeli, studente dell'Università e della Scuola Normale che in quattro mesi ha conseguito quattro titoli accademici. Insomma, due collezionisti di lauree...
«A Pisa ho trovato persone splendide e tra queste spicca Giulio, diventato il mio migliore amico. È stato un rapporto proattivo: abbiamo incentivato vicendevolmente i percorsi di studi con l'uno che spingeva l'altro ad acquisire le competenze nelle quali era carente. È stato un circolo virtuoso, senza competizioni».
Quante ore al giorno dedica allo studio?
«Dipende dal periodo: quando si avvicina un esame anche otto, dieci ore. L'importante però non è la quantità di ore, ma la qualità. Concentrazione mentale e organizzazione per rispettare le scadenze fanno la differenza».
Oltre ai libri, cosa c'è nella vita di un “genio”?
«Non ho mai rinunciato a nulla. Il mio non è mai stato un percorso forzato o obbligato, ma scelto liberamente. E ciò mi ha consentito di ritagliare sempre tempo per fare tutto quello che fa uno studente universitario: viaggiare, stare con gli amici, divertirsi».
