Giorgia Groccia, in arte Caffellatte, classe 1994, è pugliese ma trapiantata a Roma, dove ha speso il suo talento fatto di parole, note e movimento, dalla recitazione alla letteratura fino alla musica.
Al suo attivo ha 5 singoli (Endorfine, Valium, Alcol Test, Carta Stagnola e, da questa estate, Sottovuoto), un (ruolo da protagonista in un) corto che è stato presentato a Cannes (La Figlia di Mazinga, di cui ha curato la colonna sonora) e un romanzo (Blue. Frammenti, uscito nel 2018).
Ora, il programma annuale noto come Spotify Radar Italia, dedicato dalla piattaforma di streaming audio ai musicisti emergenti, la propone tra le sue voci 2021. Nel frattempo prepara il suo disco di esordio e lavora come speaker in una radio della Capitale.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
«La mia musica è fatta banalmente di vissuto, inconscio, pareti crollate e ricostruite e crollate ancora. Forse la definirei terapeutica e spigolosa al tempo stesso».
Dove affondano le tue radici, Caffellatte?
«Le mie radici sicuramente hanno origine in una citroen verde bottiglia, quella del mio papà, che sin da bambina, quando viaggiavamo insieme verso la Calabria, lasciava suonare in radio coloro che più mi hanno avvicinato alla musica, ovvero Battiato e Concato, in primis. Poi, crescendo mi sono autonomamente avvicinata al rap, ho avuto periodi in cui ascoltato in loop Guè, Fedez, Marra, Salmo ma anche Mecna, Ghemon e Dargen. Credo che la mia musica sia effettivamente il riassunto di tutto ciò che nella mia vita ha lasciato traccia, un ricordo, una sensazione a caldo sulla pelle».
Qual è la tua marcia in più, la cosa che ti rende unica come persona e come artista?
«Credo sia la mia intelligenza emotiva. Empatizzo tanto e, con il tempo, ho imparato a incanalare l’empatia in qualcosa di produttivo e forse, chissà, anche qualcosa di unico».
Parliamo di te, come definiresti la tua personalità?
«Certamente non ho un carattere facile, al tempo stesso sono molto comprensiva e sto imparando a essere meno dura con me stessa, a lasciarmi andare un po' di più, sempre di più. Sono contraddittoria, ma meno autolesionista. Conoscersi davvero e amarsi è un viaggio lunghissimo e al tempo stesso appagante».
Arte e amuleti… Hai un feticcio, un portafortuna, una mascotte o qualcosa da cui non ti separi mai?
«Se devo essere onesta, non ho un portafortuna, però sicuramente ho delle piccole manie. Ad esempio, ascoltare le sensazioni e ricercare pensieri estremamente positivi soprattutto se sotto pressione. Ho capito con il tempo di essere io stessa il mio portafortuna, e non c’è cosa più appagante e distensiva!».
Essere stata scelta da Spotify per il programma Radar mi fa sentire gratificata e sinceramente felice. Le cose belle sono le più inaspettate e sincere!
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Spotify Radar Italia alla seconda edizione. Ecco chi sono gli artisti emergenti da ascoltare adesso
Rhove
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
È fatta di energia, scrivo per dare motivazioni ai ragazzi. La definirei grintosa ed energica
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
È un po’ difficile rispondere. Un po’ perché è tutto un processo sempre in divenire, un po’ perché non riesco a guardarla né sentirla in maniera oggettiva. Però, se mi concentro.. penso che la mia musica sia uno spazio colorato, pieno di dettagli, una casa tappezzata di velluto e tappeti preziosi che ha una tavola sempre imbandita per gli ospiti.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
Consiste nel provare a racchiudere stati d’animo e immagini della realtà che mi circonda, provare a trasformare eventi negativi in musica, lacrime in diamanti. La musica per me è una vera e propria valvola di sfogo, un modo per esprimermi.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
Nelle mie canzoni scrivo spesso di storie e vicende che mi riguardano o che riguardano persone a me vicine, cercando di connettermi con chi, come me, ha vissuto determinate cose.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
È composta da energie molto diverse fra loro. Dipende tutto molto dal brano, dalla base, dal mood, dal periodo, ma sostanzialmente si tratta di una mia fondamentale valvola di sfogo, nonché del mio rifugio. La mia musica è fatta sostanzialmente di tutto ciò che provo, alla base non c'è per forza l'intenzione di lasciare un messaggio a chi ascolta, ma so che volendolo o meno succede lo stesso. Quando le parole sono piene di verità, è ovvio che anche se non vuoi lasci molto in chi ti ascolta. La mia musica la definisco come ciò che mi ha cambiata, ciò che mi ha permesso di accettarmi e che probabilmente fa in modo che anche chi la ascolta inizi a cambiare e ad accettarsi.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
L'Empatia è probabilmente la sostanza fondamentale della mia musica. Ogni cosa che scrivo è piena di sentimenti diversi, miei o non miei, penso che arrivino nel modo più diretto possibile dai miei occhi alle parole, e dalle parole alle orecchie di chi ascolta.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
La mia musica è fatta banalmente di vissuto, inconscio, pareti crollate e ricostruite e crollate ancora. Forse la definirei terapeutica e spigolosa al tempo stesso.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definireste?
La nostra musica è fatta di puro sfogo e divertimento. Vivendo in una zona così periferica e priva di stimoli esterni, ci siamo ritrovati a parlare di noi stessi e farci forza l’uno sull’altro, per raggiungere e conquistare anche il più lontano degli scettici.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
La mia musica è fatta di tante ore passate chiusa in camera con la mia chitarra. Di mille fogli scritti, poi cancellati e poi stracciati. È fatta di parole scelte con cura, mai buttate lì. C’è gente che per scrivere una canzone ha bisogno di solo 20 minuti, io ci metto anche due settimane. E quindi è di questo che è fatta la mia musica: di mille pensieri, idee, ripensamenti, momenti di sconforto ma anche tanta soddisfazione e senso di libertà.
Qual è la sostanza della tua musica? Come la definiresti?
La sostanza è la ricerca. La mia musica è un pendolo che oscilla tra la ricerca di un’estetica personale e l’amore per l’elettronica, con una vena cantautorale che fa da trait-d-union.