Aperte due inchieste sull’aereo precipitato a Padova
PADOVA. Sono due le inchieste aperte sull’incidente aereo che sabato è costato la vita a Egidio Gavazzi, 84 anni, schiantatosi in fase di atterraggio con il suo Beechraft Be-33 Bonanza in via Sorio, poco fuori dall’Allegri. Sull’accaduto indagano infatti la Procura e l’Ansv, l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo. Oggi, Roberto Carfagna, direttore del consorzio Padova Fly Service che gestisce i servizi essenziali dello scalo, consegnerà all’Enac una relazione sull’accaduto. Intanto ieri mattina la carcassa dell’aeromobile è stata rimossa dal luogo dell’incidente e collocata negli spazi dell’Aeronautica Militare per ulteriori accertamenti da parte dell’Ansv. Verifiche sarebbero in corso anche sul piano di volo del velivolo partito alle 10 da Bresso, nel Milanese.
LA RELAZIONE
«Mi è stato chiesto di mettere insieme i pochi elementi che ho potuto raccogliere» racconta Carfagna «ma la dinamica sostanzialmente ricostruita finora sembra ricondurre a quanto rilevato fin dai primi momenti, ovvero un approccio allo scalo caratterizzato da una manovra sbagliata per cui il velivolo sarebbe arrivato lungo o veloce senza riuscire a rimediare». Nella relazione, anche la testimonianza di quanti erano presenti all’interno dell’Allegri al momento dell’impatto: «Al sabato volano gli alianti» rivela Carfagna «quindi nel documento riferirò quanto riportatomi da chi si trovava nell’area dell’aeroporto. Sostanzialmente, da quanto raccolto nelle prime audizioni, viene riferito di un atterraggio impostato male. Di sicuro Gavazzi aveva molte ore di volo sulle spalle e si trovava a bordo di un aereo prestante, ma sono mille i fattori che possono aver contribuito all’incidente, non ultimo le condizioni di volo a quell’ora» spiega il direttore del consorzio, pilota a sua volta «dopo l’accaduto ho telefonato all’Aeroclub di Bresso per manifestare il mio cordoglio, quando muore un pilota è sempre un dolore».
LA SANITÀ
Ma lo scalo padovano ha diverse vocazioni, prima tra tutte, quella sanitaria: «È stata riconosciuta come infrastruttura strategica cittadina dalla Giunta» rileva Carfagna «che ha come attività di rilievo il volo sanitario. È una delle tre basi del Veneto del servizio di emergenza del 118. Proprio qualche giorno fa il vecchio elicottero in dotazione al Suem è stato sostituito con un AW139, un modello all’avanguardia». Non solo: sempre sotto il profilo sanitario, lo scalo «viene utilizzato anche di notte per il trasporto di organi da trapiantare e di malati gravi che possono essere curati solo a Padova. Ricordo, ad esempio che qualche tempo fa è arrivata anche una bimba in incubatrice che aveva bisogno di essere sottoposta a un intervento urgente e più di recente un cuore per un trapianto. Per questo abbiamo un servizio di allerta H24 e siamo coordinati con gli altri elisoccorsi».
GLI ALTRI SERVIZI
Ma l’Allegri non è solo scalo sanitario: «Oltre ad essere uno degli aeroclub più antichi» racconta Carfagna «ha una scuola di volo che ha sfornato la maggior parte dei piloti di Ryanair, un’officina aeronautica certificata molto nota e riferimento a livello italiano, fa servizio di rifornimento carburante per i mezzi delle forze dell’ordine e scalo per i voli privati, con velivoli di proprietà che arrivano in autonomia, spesso per lavoro, e aerotaxi. Domenica scorsa, ad esempio, ne è arrivato uno dall’estero». In tutto sono alcune migliaia gli aerei che atterrano in un anno a Padova: «Da pilota mi tocca il cuore quanti accaduto» conclude «ma se devo fare una disamina lucida, pur nella tragicità dell’evento, non posso che rilevare che le regole utilizzate a presidio di sicurezza hanno retto, altrimenti staremmo parlando di un evento di altra portata. Né negli ultimi 20-30 anni, mi risulta ci sia memoria di un incidente di tale gravità».
