Sos dei bar a Mantova: «Non troviamo camerieri»
MANTOVA. «Non tengo aperto la sera perché non ho personale a sufficienza. È una situazione preoccupante, soprattutto se si considera che siamo in una fase di ripartenza». Marco Gialdi è il titolare del bar Venezia, nel cuore del centro storico. Uno dei locali più conosciuti in città, nella frequentatissima piazza Marconi. Sta cercando due camerieri e non riesce a trovarli. È in buona compagnia, visto che nei giorni scorsi persino gli albergatori della riviera romagnola e dell’Alto Adige hanno lamentato difficoltà a trovare personale. Una questione che, nelle ultime settimane, è divenuta motivo di dibattito e polemiche a livello nazionale. Da un lato le categorie del ristoro (bar, ristoranti, alberghi e via dicendo) che dicono di non riuscire a trovare personale, anche a causa del reddito di cittadinanza; dall’altro chi afferma che anche chi è disoccupato rifiuta le offerte perché i contratti e i compensi proposti sono inaccettabili.
«Credo che il fenomeno sia più complesso ma non voglio entrare nel merito – dice Mattia Pedrazzoli, titolare del bar Brasile e responsabile della categoria per Confcommercio – sul fatto che ci siano molti locali che avrebbero bisogno di personale e non riescono a trovarlo, è vero. Nella nostra realtà, città e provincia, il problema sta assumendo una dimensione preoccupante. Perché se un bar rimane a corto di personale è costretto a ridurre il numero di tavolini o l’orario di apertura. Siamo in una fase difficile. Il settore, come molti altri, ha subito pesanti danni dalla pandemia. C’è bisogno di lavorare. Capisco che il nostro sia una settore con orari impegnativi, si lavora di sabato e domenica fino a tardi. Ma le offerte di un posto di lavoro, ovviamente non in nero, in questo periodo dovrebbero essere oro. Io penso che in una fase di ripresa come questa, occorra venirsi incontro. All’inizio non si prende molto, ma è solo una questione di tempo».
«Nelle ultime settimane ho fatto 33 colloqui di lavoro e nessuno dei partecipanti ha accettato di lavorare nel bar – spiega Paola Bacchi, dell’Ibiscus, che si trova in un centro commerciale – al centro per l’impiego mi hanno dato due nominativi. Uno non mi ha nemmeno risposto al telefono, l’altro mi ha detto “Le farò sapere”. Ho fatto un annuncio su Facebook e quando si presentavano la prima domanda che mi facevano non era sul tipo di stipendio. Chiedevano se si doveva lavorare anche il sabato e la domenica. Le parlo di persone sposate, a volte con figli. I giovani, invece, sono più disponibili, ma in questo momento ho bisogno di due persone di esperienza. Ovviamente stiamo parlando di un contratto in regola a tempo indeterminato. A pieno regime si parla di 1.200 o 1.300 euro, senza contare gli straordinari. Eppure...».
