Branchi di lupi sempre più diffusi sulle Alpi. Quasi trecento attacchi in Veneto nel 2020
PADOVA. Il lupo si conferma sempre più presente in Veneto e l’aumento delle predazioni registrate nel 2020 offre un quadro della sua diffusione. Arrivato da sud una decina d’anni fa dopo quasi un secolo di assenza, il lupo si è prima stabilito in Lessinia per salire poi verso la provincia di Belluno, dove si sta ancora stabilizzando e i problemi di convivenza con allevatori e hobbisti non mancano.
A fornire un quadro della situazione è la Regione, che gestisce il progetto europeo Life WolfAlps, con l’obiettivo di favorire l’integrazione del predatore considerato per secoli come il principale antagonista dell’uomo. Il progetto assicura il risarcimento dei capi predati al 100% e diffonde la cultura della difesa attiva, attraverso l’installazione gratuita di reti elettrificate e l’affidamento agli allevatori di cani anti lupo addestrati. I dati regionali si riferiscono ai grandi predatori, cioè lupo e orso, ma gli orsi non si sono ancora radicati nel Veneto e le loro scorribande sono occasionali.
La difesa attiva, però, è ancora poco praticata e, sempre secondo i dati della Regione Veneto, in 8 casi su 10 le predazioni avvengono a scapito di bestiame non adeguatamente protetto, nonostante nell’ultimo anno sia stato anche creato un servizio di supporto e assistenza alle malghe e agli allevamenti che si aggiunge alle forniture per la protezione dei capi. Nel 2020 è anche aumentato lo stanziamento regionale, che è arrivato a 250 mila euro tra risarcimenti e prevenzione.
Nel complesso, il Veneto lo scorso anno ha registrato 297 casi di predazione, in crescita rispetto ai tre anni precedenti. Dal 2017 al 2019, infatti, gli attacchi erano stati 571, ma è interessante anche osservare l’andamento geografico.
Il territorio più colpito rimane la Lessinia, dove i lupi hanno attaccato 88 volte nel 2020, un dato ancora in crescita se si considerano i 289 casi totali dal 2017. Numeri importanti ma più stabili, se non in calo, anche per l’Altopiano dei Sette Comuni con 60 predazioni nel 2020, 200 dal 2017.
Calano i numeri nella zona del Grappa con sole 2 predazioni nell’ultimo anno; in Valbrenta con 10 attacchi; nella valle Agordina con 3 attacchi e in Val d’Astico (1 attacco). Crescono, invece, le predazioni nell’Unione montana Agno e Chiampo, in Alpago (34 predazioni solo nel 2020 e 44 in 4 anni), nell’Alto Astico, nel Baldo Garda, nell’alto Vicentino, nel Feltrino e in Valbelluna (33 predazioni nel 2020 e 80 in 4 anni); mentre il dato è stabile a Belluno e sulle Prealpi trevigiane.
Le province più colpite, il Bellunese e il Vicentino, hanno attivato da tempo il monitoraggio dei branchi e la diffusione di una cultura della convivenza. Gli esperti ricordano soprattutto che i lupi non sono pericolosi per l’uomo e non esistono, nella letteratura scientifica degli ultimi duecento anni, episodi di aggressione a persone. Resta tuttavia il problema degli allevamenti, perché molti allevatori sostengono che i risarcimenti arrivano in tempi troppo lunghi. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
