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Март
2021

Mantova, i genitori anti-Dad: «Alunni in classe subito dopo Pasqua»

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MANTOVA. «Chiediamo che le scuole vengano riaperte e che non chiudano più. Sono un servizio essenziale come ricorda la nostra Costituzione». Circa 150 persone tra studenti, insegnanti e genitori hanno raggiunto piazza Sordello per la tappa mantovana della manifestazione nazionale della rete “Scuola in presenza”.



Curato all’ombra del Duomo dal gruppo “Scuole Aperte Mantova”, l’evento ha visto la piazza riempirsi di cartelli colorati, bandiere bianche, disegni di bambini. In tanti hanno portato con loro lo zaino, altri delle simboliche campanelle. Molti hanno indossato cappelli a cono d’asino per denunciare la dispersione scolastica. Ad aprire gli interventi il referente locale Alessandro Paccagnini.

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«La scuola è il luogo più sicuro in cui possono stare i nostri figli in questi momenti complicati – ha detto – troppo facile cercare di risolvere i problemi scaricandoli sui più giovani. I nostri ragazzi stanno soffrendo. La scuola è il posto dove possono essere tutti uguali. Per questo chiediamo che tutti tornino sui banchi di scuola dopo Pasqua».



Sono intervenuti anche genitori e insegnanti provenienti da Brescia. Ha poi preso la parola il pediatra Hussein Tafla. «Nella nostra realtà locale vediamo direttamente quello che raccontano gli studi. Stiamo assistendo a disturbi dell’alimentazione, del comportamento, irritabilità, aggressività. Mi ha colpito vedere bambine che perdono i capelli. Problemi dovuti alla chiusura a cui i bambini sono costretti, senza la possibilità di confrontarsi e di vivere la loro vita. Per anni abbiamo letto studi che dicevano quanto fosse dannoso stare davanti a un pc. Gli studiosi indicavano quante ore al massimo i bambini potessero rimanere a fissare un computer. E ora li mettiamo davanti a uno schermo almeno otto ore al giorno».



Tra gli interventi, genitori provenienti dal Cremonese e bambini che hanno raccontato quanto manchi loro il contatto con i compagni.



Intervenuta, in collegamento telefonico, l’epidemiologa mantovana Sara Gandini. «Mi trovai d’accordo con la chiusura decisa a marzo 2020. Allora fu ragionevole chiudere, non conoscevamo il virus. Poi ho studiato la vastissima letteratura scientifica. Non c’è un rischio maggiore di contagio da parte dei ragazzi verso gli adulti, anche per le varianti. Nelle scuole ci sono protocolli che funzionano. Le chiusure creano gravi danni, come confermato da tantissimi studi scientifici. La scuola è un luogo fondamentale per la crescita e per la socialità. Questi anni segneranno le nuove generazioni e noi adulti non possiamo fare finta di niente. Le scuole vanno riaperte immediatamente».