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Январь
2021

No del Tar al ricorso dei genitori contro l'ordinanza-bis di Fedriga: le superiori rimangono chiuse. Ecco le motivazioni

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UDINE. Gli studenti delle scuole superiori torneranno in classe l’1 febbraio. Il Tar, ieri, non ha concesso la sospensione dell’ordinanza regionale chiesta dai genitori e quindi i ragazzi continueranno a fare didattica a distanza fino al 31 gennaio.

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A differenza di una settimana fa quando aveva accolto la richiesta di sospensiva superata poi dalla nuova ordinanza regionale, il Tar ha detto no al gruppo di genitori che attraverso l’avvocato Filippo Pesce, contesta le scelte della Regione a colpi di ricorsi. La presidente Oria Settesoldi, ha fissato la trattazione del ricorso in Camera di consiglio per il prossimo 10 febbraio, 13 giorni dopo la discussione del primo ricorso prevista per il 27 gennaio. Alla base del diniego ci sono i tempi tecnici che, anche di fronte a una sospensiva, non consentono di riaprire gli istituti prima del 27 gennaio. Ecco perché il legale dei genitori la vede come «una vittoria, il Tar – spiega – non dice che il pericolo salute è predominante rispetto al rischio psicologico evidenziato da noi».

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Il decreto del Tar è arrivato in serata. Prima di esprimersi, la presidente si è confrontata con il presidente, Massimiliano Fedriga, il prefetto di Trieste Valerio Valenti, che ha coordinato la messa a punto del piano trasporti, e con la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Daniele Beltrame, che ha sempre stimato in quattro giorni il tempo necessario per riaprire in sicurezza gli istituti.

Chiarito che i 120 bus e i 12 convogli in più indispensabili per organizzare i doppi ingressi sono già disponibili, Fedriga, in qualità di responsabile della salute pubblica, ha illustrato i dati scientifici che secondo i componenti della task-force regionale evidenziano il rischio contagio. Numeri che in altri Paesi hanno determinato la chiusura delle scuole.

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Il presidente ha insistito sul fatto che il diritto allo studio viene garantito con la didattica a distanza, mentre il diritto alla socialità è venuto meno per tutti. La Regione ha sempre detto di non voler rischiare di andare incontro a una riapertura a singhiozzo. Ovviamente l’avvocato Pesce è rimasto fermo sulle sue posizioni: «L’esigenza di tutela della salute può e deve essere contemperata con l’esigenza dei ragazzi che stanno subendo un danno, attraverso la ripresa della didattica in presenza al 50 per cento. Non si sostiene in questo caso una posizione propria – ha ribadito l’avvocato – si chiede solo il rispetto di quanto previsto dal Dpcm del 14 gennaio scorso».
 

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Ascoltate le parti, la presidente del Tar ha constato che – questo si legge – «l’amministrazione scolastica necessita di tempi tecnici imprescindibili per organizzare il rientro in presenza e che tali tempi non possono essere inferiori ai quattro giorni». Pertanto, «tenendo conto di tale periodo di preavviso necessario, una sospensione dell’ordinanza regionale impugnata non potrebbe portare a una ripresa della didattica in presenza prima di mercoledì 27 gennaio».

La presidente del Tar fa notare che nel caso di accoglimento della sospensione «si potrebbe arrivare a un’anticipazione di soli quattro giorni rispetto al 31 gennaio, data in cui comunque il ricorso alla didattica digitale integrata per il 100 per cento delle attività scolastiche verrebbe comunque a scadere». Secondo il Tar, quindi, il «limitatissimo periodo di tempo» non permette di ritenere particolarmente grave il danno lamentato dai genitori.


«Siamo soddisfatti, le nostre ragioni sono state considerate fondate» commenta l’assessore regionale all’Istruzione, Alessia Rosolen, nel ribadire che la Regione ha fatto una scelta di responsabilità basata su dati scientifici. L’assessore  ha partecipato al tavolo convocato dall’Ufficio scolastico regionale per mettere a punto il rientro a scuola in sicurezza.

«Il Dpcm ha messo in capo ai prefetti la definizione del piano per il ritorno a scuola per il 75 per centro degli studenti delle superiori. Ora con la percentuale scesa al 50 per cento – spiega Rosolen – alcuni presidi hanno fatto notare che i doppi turni non sono più necessari». E proprio perché la Regione deve attenersi ai piani dei prefetti è abbastanza probabile che, nei prossimi giorni, i dirigenti scolastici chiedano di poter discutere la modifica del piano con i prefetti. La macchina si è rimessa in moto per organizzare il rientro in classe di tutti gli studenti delle superiori l’1 febbraio.