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Январь
2021

Webster, l’avvocato “goriziano per caso” nella cerchia ristretta dei sostenitori di Biden

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GORIZIA. C’è un sottile filo rosso che unisce l’attualità politica degli Stati Uniti all’alba dell’era Biden e il grande passato sportivo di una Gorizia in bianco e nero, al tramonto degli anni Sessanta. Lo fa intrecciandosi alle lettere di un nome e un cognome che oltreoceano sono divenuti piuttosto popolari in questi mesi, e che nel capoluogo isontino riescono ancora a far battere i cuori a forma di palla a spicchi: Elnardo Webster.

Già, perché quell’Elnardo Webster Jr. che da avvocato di fama nel New Jersey (ed ex giocatore di football) ha sostenuto la corsa di Joe Biden fino alla Casa Bianca, sul certificato di nascita riporta “Gorizia, Italy” accanto alla data del 23 dicembre 1969. Nulla di strano per chi allora lo vide in fasce, ma soprattutto ammirava in città, sul parquet e fuori, le evoluzioni di papà Elnardo Webster, uno dei primi grandi americani della storia della pallacanestro goriziana.

Era la stagione 1969-1970, la squadra appena salita in Serie A era marchiata Splügen Bräu, e sulla panchina al fuoriclasse zaratino Giuseppe “Pino” Giergia seguì il “profeta del pressing” Jim McGregor, alla prima chiamata in riva all’Isonzo dove sarebbe tornato poi per far grande la squadra targata Pagnossin. Non finì esattamente in gloria, però, come ricorda bene Roberto Collini, giornalista sportivo e già direttore della sede regionale della Rai, che ai tempi, appena diciottenne, allenava il minibasket dell’Ugg e teneva punteggi e statistiche della prima squadra.

«Lo sponsor aveva investito moltissimo per costruire quel gruppo – racconta Collini -, ma le cose non andarono come sperato anche perché alcuni giocatori fondamentali come Merlati o Magnoni scontarono problemi fisici. E così Webster con la sua grandissima fisicità non bastò ad evitare la retrocessione. Peccato, sarebbe stato un grande protagonista in una squadra più strutturata, mi viene da dire un po’ come fu per Zico all’Udinese».

Di certo il giovane Elnardo – appena uscito dal Saint Peter’s College e sbarcato in Italia malgrado le sirene che cantavano dall’Nba – una cosa sapeva farla bene. Canestro. In quel campionato 69/70 segnò 593 punti, 38 in una singola gara contro Pesaro, laureandosi miglior marcatore davanti persino al “messicano volante” dell’Ignis Varese campione di tutto, Manuel Raga. Non è difficile immaginare quali entusiasmi fosse in grado di scatenare nel competente e appassionato pubblico goriziano.

Che, chiaro, non passava inosservato nemmeno lontano da canestro. «Ricordo come catturava gli sguardi quando passeggiava per la città – scherza il goriziano Fabio Del Ben, anche lui ex cestista -, con il suo fisico statuario, la splendida moglie al fianco e un’enorme radio portatile appoggiata sulla spalla, come andava di moda allora tra gli americani. Era inconfondibile».

Intensa ma breve, la parentesi goriziana di Elnardo senior, che riattraversò l’oceano già l’anno successivo, non prima però di concedersi il regalo più bello, mettendosi sotto l’albero del Natale 1969 un frugoletto: Elnardo Webster Jr., nato per caso a Gorizia (cosa che oggi, per inciso, non potrebbe più accadere) e, divenuto avvocato, parte adesso della cerchia del presidente degli Stati Uniti d’America.

E allora se la franchigia Nba dei Golden State Warriors ha omaggiato la neo vicepresidente Kamala Harris (originaria di Oakland, la storica casa dei “Guerrieri”, di cui è tifosissima) con una divisa personalizzata, non è vietato sognare che un domani, attraverso i Webster, nello studio ovale possa arrivare magari un’altra vecchia maglia con dedica. Da Gorizia, marchio Splügen Bräu, of course.