ru24.pro
World News
Май
2020
1
2
3 4
5
6 7 8
9
10
11 12
13
14 15 16 17 18 19 20 21 22
23
24
25
26 27
28
29 30 31

De Donno: «I test sierologici fatti nella prima fase avrebbero salvato tanti»

0

MANTOVA. Esame sierologico prima e tamponi poi. Non ha la pretesa di presentare la ricetta miracolosa, ma un metodo che avrebbe potuto risparmiare tanti contagiati. E quindi tante vite. È la convinzione di Giuseppe De Donno, pneumologo e direttore Utir del Poma, nella diretta Facebook con Mario Luppi, direttore sanitario del centro polispecialistico Armonia di Porto Mantovano, condotta stasera, 21 maggio, dalla blogger Valentina Tomirotti. Oltre 1500 visualizzazioni per un’oretta di “pillole” sul coronavirus. «La sierologia è fondamentale - spiega De Donno, che porta l’esempio di test a tappeto «in una frazione: se tutti sono negativi non si isola, se ci sono positivi si isola e li si sottopone tutti al tampone. Molto semplice».

«Il monitoraggio è stato continuo e continua» è la premessa del direttore generale di Asst Raffaello Stradoni, ad introduzione della serata, che racconta l’iter, l’angoscia, le corse dall’inizio dell’emergenza ad oggi. «La sperimentazione con le prime quattro sacche di plasma con Pavia è stata la svolta: abbiamo capito che poteva funzionare». Nessun miracolo, ma un trattamento «utile e soprattutto democratico». Un plauso all’Avis, e alla generosità dei pazienti guariti disposti a donare il plasma per aiutare gli altri.

Non è stato un colpo di fulmine, precisa Luppi, «si usava decenni fa, ma ora i controlli rigorosissimi ci permettono di lavorare in sicurezza, non come negli Usa dove esistono i mercenari del sangue. Con l’infusione di plasma iperimmune non ci sono effetti collaterali, né difficoltà. E infatti ad Armonia ci abbiamo creduto subito». Sposa in toto il De Donno pensiero, che parte mettendo in guardia dai festeggiamenti prematuri: «Ora respiriamo, dopo una prima fase molto impegnativa, chiamiamola cosi. Ma bisogna stare attenti, distanza e dispositivi di protezione sono fondamentali , perché il virus continua a circolare, ed è pronto a fregarci». Parla di risultati lodevoli con l’utilizzo del plasma, che ha fatto segnare una netta riduzione della mortalità. E punta il dito verso quelle Regioni, come il Lazio, che non si sono dichiarate disponibili alla sperimentazione.

«Da oggi stiamo sperimentando un nuovo protocollo, il plasma dei convalescenti per i pazienti anziani ospiti delle Rsa, alcuni dei quali sono morti nel silenzio assoluto». Una battaglia da combattere fino all’ultimo, in nome della quale, precisa «abbiamo sopportato una grande esposizione mediatica. Sono stati due mesi deliranti, da tutti i punti di vista, ma oggi il plasma del convalescente deve diventare un modello, e le banche del plasma assumere un ruolo da protezione civile». Ricorda con orgoglio la collaborazione partita con i paesi del Sudamerica, e il ruolo di Pamela, diventata una testimonial, «è stata un’esperienza unica al mondo riuscire a salvare mamma e bambina, ha dato speranza a tutti».

Lui e Luppi mettono in guardia dalla confusione tra terapia e prevenzione, tra plasma e vaccino.

L’immunità potrebbe essere simile a quella dell’influenza, tra i sei e i sette mesi, ma il direttore di Armonia annuncia studi internazionali in dirittura d’arrivo sugli anticorpi, «secondo i quali pare che di Covid non ci si ammali due volte». Una speranza, come il sogno di De Donno di poter presto gettare via la mascherina e correre al mare».