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Январь
2020

Giustizia, la bozza di riforma al vertice di Chigi: durata certa dei tre gradi di giudizio, recepito il ‘lodo Conte’ sulla prescrizione

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L’obiettivo è velocizzare il processo penale, con meccanismi per garantire la durata dei singoli gradi di giudizio. E intanto viene confermata la riforma Bonafede che prevede lo stop alla prescrizione. Il blocco, che scatta dopo il primo grado di giudizio, sarà valido però solo in caso di condanna, così come previsto dal ‘lodo Conte‘, la proposta messa sul piatto dal presidente del Consiglio che ha permesso a M5s e Pd di trovare una convergenza. È questa a grande linee la bozza di riforma del processo penale che sarà sul tavolo del vertice tra i partiti di maggioranza sulla giustizia previsto alle ore 17 a Palazzo Chigi. Un testo messo a punto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che recepisce la distinzione tra assolti e condannati nell’applicare il blocco alla prescrizione, voluta appunto dal premier Conte. Con una novità per gli assolti: in caso di ricorso contro l’assoluzione, la prescrizione sarebbe sospesa per un tempo non superiore a due anni. Se però passano due anni in appello, la difesa può presentare istanza per arrivare a sentenza entro sei mesi ed è previsto un meccanismo sanzionatorio nei confronti del giudice che non rispetta i tempi. La riforma del processo penale prevede infatti che il secondo grado di giudizio non possa durare più di 2 anni e mezzo.

Al tavolo di Palazzo Chigi con il premier Conte e il ministro Bonafede siedono i rappresentanti dei partiti di maggioranza: per il M5s il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, i senatori Arnaldo Lomuti e Grazia D’Angelo, il deputato Devis Dori. Per il Pd Andrea Giorgis, Walter Verini, Franco Mirabelli, Alfredo Bazoli. Per Italia Viva Maria Elena Boschi e Lucia Annibali, mentre per Leu Pietro Grasso e Federico Conte. La bozza preparata dal Guardasigilli e sottoposta ora agli alleati di governo prevede un disegno di legge delega composto da 35 articoli: i capisaldi sono appunto la durata del processo penale e la riforma della prescrizione. Ma sono previste diverse deleghe, da adottare nel termine di un anno dall’entrata in vigore del disegno di legge stesso, riguardanti anche la riforma del Consiglio superiore della magistratura e le sanzioni disciplinari per i magistrati che non rispettano “per negligenza” i tempi per la durata dei vari gradi di giudizio.

Nella bozza viene appunto recepito il lodo Conte: “La sospensione del corso della prescrizione ai sensi dell’articolo 159, comma 2, del codice penale sia limitata alla sentenza di condanna e al decreto di condanna”. La prescrizione invece si sospende “per un tempo non superiore a due anni” dopo l’impugnazione della sentenza di proscioglimento e, in caso di condanna, comunque riprende quando la sentenza del grado successivo abbia prosciolto l’imputato.

La riforma del processo penale si articola in una serie di norme per garantire tempi brevi, tra cui scadenze più strette per le indagini preliminari, un più ampio ricorso a riti alternativi, giudici monocratici anche in appello. Una rivoluzione dei tempi della giustizia che toglierebbe argomenti anche ai critici dello stop alla prescrizione. L’idea sarebbe quella di portare al più presto la riforma in Consiglio dei ministri, forse già giovedì 23 gennaio alle 21.

Tra i democratici c’è però chi ipotizza che il “lodo” sulla prescrizione venga recepito in un emendamento al Milleproroghe, per garantire che entri in vigore da subito. Il ddl delega che riforma il processo penale infatti ha bisogno di 12-18 mesi per essere convertito in legge. “Avere più prescrizioni in piedi non ci sembra giusto, anche dal punto di vista della correttezza giuridica – spiegano all’interno del Pd – C’è il Milleproroghe all’esame della Camera, il Governo potrebbe presentare un emendamento a quello”.

Proprio sulla prescrizione però la maggioranza deve continuare a fare i conti con il No di Italia viva. I renziani, viene spiegato, non condividono l’idea di creare una distinzione tra chi è assolto e chi è condannato in primo grado: “Si aprono profili di incostituzionalità, il nostro ordinamento prevede che si è innocenti fino al terzo grado di giudizio”, dicono alcuni a LaPresse.

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