Il ritorno di Petra Kvitova dopo la maternità: “Non potevo lasciare a casa mio figlio”
Nel corso dei lunghi anni di una carriera tra le più longeve del panorama mondiale, è fisiologico che ci possano essere alcuni momenti in cui la folgore dello splendore competitivo si affievolisca. Fa parte della natura della vita, soprattutto quando l’età avanza e si arriva nel rettilineo finale del proprio vissuto da atleta è ancora più semplice per questo sentimento di tormentata tristezza permeare lo stato d’animo dell’individuo. Quando certe esperienze diventano consolidate nella vita di ognuno, come è normale che sia, perdono un po’ del loro fascino iniziale, di quella sana e sacrosanta adrenalina che provi quando le vivi per la prima volta in mezzo ad un fiume di ansia positiva che ti accompagna ad esse. Ed è per questo che Petra Kvitova, domenica durante il Media Day di Austin, si è lasciata andare a riflessioni nostalgiche e retrospettive: “A volte quando sei ai tornei e non sei in campo in quel preciso momento, la noia spesso può prendere il sopravvento oppure quella eccessiva liberà dà sfoggio alla mente di pensare troppo ed è così che piombi nella tipica tristezza, figlia della lontananza da casa“.
Ma tale emotività, frutto di una balorda nostalgia, si acuisce quando ‘vicino al focolare’ ad aspettarti festanti e pronti a riabbracciarti hai i tuoi cari, la tua famiglia. Se poi, tra coloro che attendono trepidanti il tuo ritorno si staglia una piccolissima e amorosa creatura come sono i pargoli nei loro primi mesi di vagiti, quel malinconico desiderio che ti muove dentro ti spinge ad abbandonare tutto e riappropriarti il più velocemente possibile dell’empatica connessione di felicità che ne deriva.
Ma allora, come fare affinché la propria carriera sportiva – e nel caso specifico anche professionale – non passi in terzo piano venendo definitivamente riposta nell’armadio quando in realtà si avrebbe ancora qualcosa da dire in un mondo dove si è stati autentici protagonisti per così tanto tempo? Semplice: “Ho un un figlio adesso. Non potevo lasciarlo a casa, mi sarebbe mancato troppo. Così, invece, siamo tutti insieme. Non è più solo tennis, è la nostra vita familiare dove una parte è anche il tennis“.
Ecco risolto il problema, che pertanto da spina della propria interiorità cambia aspetto divenendo l’acceleratore, il booster per una seconda vita, per una seconda carriera. La nuova motivazione pronta ad offrirti nuovi e numerosi stimoli come non avevi neppure a vent’anni. La volontà, il desiderare ardentemente di dimostrare che una due volte campionessa di Wimbledon (2011 e 2014) sia ancora capace di meravigliare gli occhi degli appassionati di tennis di tutto il mondo, anche dopo aver dato inizio ad una nuova vita è una delle spinte dell’anima più potenti in cui una donna del tennis possa immergersi. Avrà anche soli 7 mesi il piccolo Petr, ma nella testa e nel cuore di Petra è già in grado di poter cogliere lo spessore di eventuali imprese che la mamma saprà realizzare da qui ai prossimi anni di carriera. Pure se questa ingenua convinzione dovesse naturalmente vacillare, anche il solo recupero postumo dei tratti più celebri della vita da tennista di mamma Petra rappresenta una tale forza, una straordinaria iniezione di nuova linfa per far sì che ci sia ancora Petra Kvitova nel tennis che conta, anche solamente per un torneo, per una settimana, per una singola partita da qui a quando deciderà di smettere. Non deve dimostrare nulla, ma ha più voglia che mai di dimostrare ogni cosa.
In Texas, assieme al figlio Petr e al marito e coach Jiri Vanek – ex giocatore di buon livello – è volato in America dalla Repubblica Ceca anche il fratello di Petra, Libor, affinché potesse dare una mano nella gestione del bambino offrendo la possibilità a Kvitova e Vanek di preparare al meglio la partita d’esordio. Insomma la famiglia al gran completo: chiaramente il campo, come sempre, è stato irrimediabilmente spietato non scoprendo il fianco ai sentimenti. Dopo 17 mesi di lontananza dalle competizioni, la macina ceca è stata subito sconfitta da Jodie Burrage (autrice di 14 aces). L’ultima partita disputata era stata ad autunno 2023, a Pechino: battuta al secondo turno da Samsonova. In quella circostanza, l’ex n.°2 WTA (31 titoli vinti, tra cui le Finals 2011, ed oltre 600 vittorie da professionista) dichiarò che l’opzione del ritiro non fosse così peregrina. Non toccò per nulla la racchetta, non mettendo mai piede in campo, per l’intero primo trimestre del 2024. Successivamente, però, incominciò a svolgere qualche allenamento blando che prevedesse un po’ di esercizio fisico basico e qualche sgambata leggera con la racchetta. Petr è nato il 7 luglio successivo con parto cesareo, il che ha significato altri quattro mesi di completa assenza di attività fisica.
“Non puoi immaginare come possa essere madre, fino a quando non hai un bambino. È una sensazione molto difficile da descrivere. Grazie a te, qualcun altro arriva su questa terra. Hai dato la vita ad un altra persona, è un miracolo“. Inizialmente, come detto, non pensava minimamente a ritornare a competere ma poi, spinta anche dagli esempi di Naomi Osaka, Elina Svitolina e Belinda Bencic ci ha ripensato: “Quelle ragazze, a differenza mia sono ancora piuttosto giovani. La mia età è ben diversa (sorridendo). Ma io e Jiri siamo abituati a lavorare sodo. Anche dopo la gravidanza e il parto, sappiamo cosa serviva per ritornare e siamo stati disposti a farlo. Quando hai già giocato molto e con grande continuità prima di fermarti, da agonista vuoi tornare alle vette di prima ma chiaramente non è per nulla semplice. Con Belinda ci sentiamo spesso, è bello che stia giocando così bene. Sua figlia Bella ha circa due mesi e mezzo più del nostro Petr, quindi sarà divertente vederli crescere assieme. Lei è la è proprio la dimostrazione che si possa ritornare dopo aver affrontato la maternità. Questo è certamente un buon segnale per me“.
Programmazione e la passione per il gioco del tennis
Guardando all’imminente futuro, Kvitova ha accettato una wild-card per il BNP Paribas Open di Indian Wells. Dopodiché, completato il Sunshine Double prendendo parte al WTA 1000 di Miami – dove trionfò nel 2023 – si metterà a tavolino con il marito per decidere come programmare la stagione sulla terra, sulla base delle indicazioni che forniranno i due ‘Mille’ americani. Sappiamo che Petra, anche per caratteristiche fisiche e di stile di gioco, non è propriamente un’amante del rosso, ma nell’ottica di arrivare con una condizione ottimale alla stagione sull’erba, il suo vero obiettivo, dovrà mettere inevitabilmente partite nelle gambe se si vorrà presentare preparata sui prati.
Ovviamente aspettative in termini di risultati, almeno nell’immediato, non possono esserci. È ancora troppo prematuro fare previsioni, dopo una pausa così lunga, per una giocatrice che comunque fra un paio di settimane compirà 35 anni: “Non mi aspetto nulla, fondamentalmente. Sono qui e devo solamente pensare ad affrontare questo torneo, che per me è già un bel grosso problema. A volte, tuttavia, anche in altri momenti della carriera mi sono sorpresa davvero di me stessa. Perché adesso mi chiedo, perché sono tornata? Perché me ne sarei pentita se non l’avessi fatto. Non mi sto mettendo nessun obiettivo per il momento, non giocherò mai bene come giocavo quando vincevo i tornei. Voglio solamente divertirmi giocando a tennis e penso che ci vorrà del tempo prima di essere dove vorrei“.
È tornata a giocare per un motivo. “Ho cercato di spiegare a tutti che sono tornata perché mi piace. Mi mancava il tennis, amo il tennis in sé, amo giocare a tennis da quando ho quattro anni. L’amore per questo sport mi ha riportato al tennis. Mi mancava il duro lavoro, il sudore, ecco perché sono qui. Non so quanto tempo durerà, o per quanto tempo mi godrò questo ritorno o come si sentirà il mio corpo. Penso che sarà molto dura all’inizio. Ma vedremo come riuscirò a gestire tutto. Vedremo come andrà“.
In bocca a lupo Petra, in ogni caso noi saremo dalla tua parte.