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Io voto Sì e penso che i magistrati saranno più liberi dai condizionamenti politici

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Manca ormai un mese al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della Giustizia.

Oggi il potere giudiziario, ossia i magistrati, detengono una forza all’interno dello Stato a mio avviso sempre più sbilanciata rispetto al potere legislativo ed esecutivo. Lo considero un dato oggettivo anche solo per un aspetto pratico: i politici per lo più cambiano ma i magistrati rimangono al potere per tutta la loro carriera, quindi ben oltre i 30 anni.

I magistrati spesso svolgono anche ruoli politici e poi rientrano in Magistratura, come se nulla fosse. Da un report delle Camere Penali del 2025, al momento sono circa 155–214 i magistrati fuori ruolo in Italia, ossia, distanti dal servizio giudiziario ordinario. Di questi, circa una cinquantina sono in incarichi che includono ruoli politico-amministrativi o istituzionali. Insomma, i magistrati, sia inquirenti che giudicanti, si trovano ad avere per le mani il potere legislativo ed esecutivo. Un corto circuito molto emblematico e pericoloso.

Ma non basta. I magistrati quasi mai rispondono dei propri errori. Il motivo è semplice: vengono giudicati disciplinarmente dai loro colleghi del Csm. Un dato semplice. Dal 2017 al 2024 sono state avviate circa 89 azioni disciplinari nei confronti di magistrati ritenuti responsabili di emissione di provvedimenti restrittivi illegittimi. Dallo stesso report delle Camere penali citato prima emerge che in quel periodo sono state applicate solo 9 sanzioni disciplinari effettive, come trasferimenti o censure, su un totale di 89 azioni avviate.

Ed ecco un punto fondamentale della riforma costituzionale. Oggi la composizione del Csm vede la stragrande maggioranza dei componenti, ossia i 16 togati, su 25/27 componenti, eletti dalle correnti esistenti tra l’Associazione Nazionale Magistrati. Qui la riforma incide concretamente introducendo il sorteggio, invece, che l’elezione. Un modo semplice per eliminare il controllo politico del Csm. Il sorteggio è un modo imparziale già previsto in vari casi per scegliere la composizione degli organi con funzione di controllo e giudicante. In Costituzione è già previsto per la scelta dei cittadini nei casi in cui possa capitare di mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica, quindi una garanzia di imparzialità in situazioni delicate e importanti, come anche ad esempio i giudici popolari nelle Corti di Assise per reati gravissimi.

Continuando con la riforma si introduce, altresì, la separazione delle carriere dei magistrati. In pratica, come accade in quasi tutta Europa, i magistrati inquirenti, ossia i pm, avrebbero una carriera ben separata dai magistrati giudicanti. Ed ognuno dei due avrebbe un proprio Csm. Insomma, una netta separazione per avere un giudice terzo ed imparziale ma soprattutto libero dalla correnti della politica stessa. Sono dei concetti molto semplici e chiari. La Costituzione non viene attaccata ma viene anzi dato seguito all’art. 111 e al suo giusto processo.

Questa è la riforma al netto delle opinioni politiche di ognuno di noi. I giudici e i pm, al contrario di quello che avviene oggi, saranno più liberi dai condizionamenti politici poiché non verranno scelti in base alla loro appartenenza e soprattutto non verranno giudicati secondo le logiche di corrente. Questi aspetti fondamentali avranno risvolti non solo nel campo penale ma anche in quello civile.

Un esempio concreto. Oggi un giudice civile se viene ricusato, vedi art. 51 c.p.c., a giudicarlo saranno i suoi colleghi del tribunale. Secondo voi è normale? Per me no. In un caso concreto capitatomi, il giudice ricusato è stato assolto dai propri colleghi. Unica strada rimasta era l’esposto al Csm. E chi giudicava? Sempre i propri colleghi e magari della stessa corrente. Insomma, il sistema delle correnti all’interno della Magistratura è il vero punto da scardinare per avere una Magistratura libera e soprattutto imparziale.

Senza questa riforma la Magistratura, che dovrebbe solo applicare le leggi e non pretendere di averle a loro favore, continuerà inesorabilmente a non rispondere della proprie azioni. La democrazia, che tutti richiamano, ha dei pesi e dei contrappesi. Ad oggi la bilancia pende troppo verso il potere giudiziario e rischia così di spezzare definitivamente un equilibrio che ancor oggi non c’è stato e che invece con il Sì a questa riforma potrebbe esserci.

Esistono molti bravi e liberi magistrati che lo hanno capito e che a causa delle correnti non sono riusciti a fare la giusta carriera. Tutto il resto è propaganda. Non c’entra la destra, la sinistra o il centro. Per me è solo questione di buon senso e di vera civiltà giuridica.

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